da "il manifesto" del 26 Novembre 2004

Duemila le vittime di Falluja
Secondo lo stesso governo iracheno. L'Onu: raddoppiati in Iraq i bambini malnutriti
GIULIANA SGRENA

Questo mese di novembre sarà ricordato come uno dei più sanguinosi dell'occupazione. Dall'inizio del mese - non è ancora concluso - sono già 109 i marine uccisi - cifra superata solo lo scorso aprile con l'altro attacco a Falluja. Ma sono soprattutto gli iracheni a pagare un tributo altissimo: 2085 le persone uccise durante l'attacco, secondo i dati diffusi ieri dal ministro della sicurezza Qassim Daud, che non ha specificato quanti sono i civili. Il problema, secondo il ministro, resta l'identificazione, perché molte delle vittime non portavano documenti. Ma, secondo testimoni, alcuni cadaveri erano irriconoscibili perché carbonizzati da bombe che hanno fatto sospettare l'uso del napalm. Contemporaneamente al bilancio delle vittime di Falluja, da Oslo arrivano altri dati inquietanti. E' il risultato di uno studio realizzato dal ministero della sanità iracheno insieme al Fafo Institute for applied international studies norvegese e l'Undp, dal quale risulta che dall'inizio della guerra (marzo 2003) il numero dei bambini iracheni sotto i cinque anni che soffrono di malnutrizione acuta è raddoppiato: passando dal 4 al 7,7 per cento. Inoltre 400.000 bambini soffrono di diarrea cronica e deficit di proteine. Il Programma alimentare mondiale (Pam) fornisce alimenti per oltre 1,7 milioni di bambini. «Il Pam ha distribuito molto cibo, quindi anche se ci si può aspettare malnutrizione il livello accertato è difficile da spiegare», ha sottolineato Jon Pedersen del Fafo. E c'è da chiedersi che cosa sarebbe successo se non ci fosse stata l'agenzia dell'Onu a supplire alle privazioni accentuate dall'occupazione (e che erano già gravi per l'embargo). Per quanto riguarda gli adulti, nel mese di settembre, riferisce il Pam, erano 6,5 milioni gli iracheni totalmente dipendenti dalla distribuzione delle razioni di cibo. Ad aggravare la situazione sanitaria è la mancanza di elettricità che non permette nemmeno di bollire l'acqua da bere. Le infrastrutture sono disastrate, compreso il sistema fognario. Si calcola che il 60 per cento dei residenti nelle zone rurali e il 20 per cento in quelle urbane non dispongano di acqua potabile.

Queste sono le condizioni di vita che alimentano quotidianamente la rabbia della popolazione che si oppone all'occupazione. Le forze di occupazione sono però troppo impegnate nel fare la guerra, che non è mai finita, per spianare il terreno alle elezioni, senza rendersi conto che questa «pacificazione» non garantisce la sicurezza (come si può verificare ogni giorno) e tanto meno il consenso al processo politico sostenuto dal governo di Allawi al servizio degli americani. Che ieri hanno rispettato la tradizione, anche nelle basi in Iraq, mangiando il tacchino del Giorno del ringraziamento al quale è stata dedicata - con il nome di Plymouth Rocks - anche la nuova offensiva in corso a sud di Baghdad. E che coinvolge, oltre a 3.000 marine e un migliaio di uomini della Guardia nazionale irachena, anche centinaia di Black watch britannici che erano giunti da Bassora per dare man forte agli Usa in occasione dell'attacco a Falluja. Ieri sono stati i Black watch a dare l'assalto alle ville che ospitavano, a sud della capitale sull'Eufrate, la nomenklatura dei tempi di Saddam nei periodi riposo. L'obiettivo è quello di rintracciare fedeli al vecchio regime e armi. I soldati hanno arrestato 80 iracheni e requisito attrezzature sospettate di poter servire a fabbricare ordigni. Nulla a che vedere con l'arsenale che gli Usa dicono di aver trovato a Falluja: «c'erano armi per sostenere la resistenza in tutto l'Iraq». I soldati dicono anche di aver trovato un laboratorio e istruzioni su come fare fabbricare armi chimiche.

Nel «triangolo della morte» l'attacco non è massiccio come a Falluja. «Nei prossimi giorni, faremo numerosi attacchi molto concentrati ... caratterizzati da precisione, pazienza e perseveranza, le chiavi per contrastare con successo una insurrezione», ha detto ieri il capitano David Nevers dei marines illustrando i raid «chirurgici». Ieri numerose esplosioni si sono verificate a Baghdad, anche dalla zona verde si sono levate nubi di fumo. Vicino alla zona verde è stato ucciso ieri un funzionario Usa che lavorava con il ministero dell'educazione. L'azione è stata rivendicata dal gruppo di Zarqawi.

Nel tentativo di evitare il boicottaggio delle elezioni da parte dei sunniti - già annunciato dal Consiglio degli ulema e minacciato dal Partito islamico iracheno se il voto non sarà rinviato di sei mesi - la Commissione elettorale ha spostato di una settimana, al 2 dicembre, i termini per la presentazione delle liste elettorali. Ma è improbabile che una settimana possa cambiare la situazione e garantire l'adesione e la partecipazione del «triangolo sunnita».