Duemila le vittime di Falluja
Secondo lo stesso governo iracheno.
L'Onu: raddoppiati in Iraq i bambini
malnutriti
GIULIANA
SGRENA
Questo mese di novembre
sarà ricordato come uno dei più sanguinosi dell'occupazione.
Dall'inizio del mese - non è ancora concluso - sono già 109 i
marine uccisi - cifra superata solo lo scorso aprile con
l'altro attacco a Falluja. Ma sono soprattutto gli iracheni a
pagare un tributo altissimo: 2085 le persone uccise durante
l'attacco, secondo i dati diffusi ieri dal ministro della
sicurezza Qassim Daud, che non ha specificato quanti sono i
civili. Il problema, secondo il ministro, resta
l'identificazione, perché molte delle vittime non portavano
documenti. Ma, secondo testimoni, alcuni cadaveri erano
irriconoscibili perché carbonizzati da bombe che hanno fatto
sospettare l'uso del napalm. Contemporaneamente al bilancio
delle vittime di Falluja, da Oslo arrivano altri dati
inquietanti. E' il risultato di uno studio realizzato dal
ministero della sanità iracheno insieme al Fafo Institute for
applied international studies norvegese e l'Undp, dal quale
risulta che dall'inizio della guerra (marzo 2003) il numero
dei bambini iracheni sotto i cinque anni che soffrono di
malnutrizione acuta è raddoppiato: passando dal 4 al 7,7 per
cento. Inoltre 400.000 bambini soffrono di diarrea cronica e
deficit di proteine. Il Programma alimentare mondiale (Pam)
fornisce alimenti per oltre 1,7 milioni di bambini. «Il Pam ha
distribuito molto cibo, quindi anche se ci si può aspettare
malnutrizione il livello accertato è difficile da spiegare»,
ha sottolineato Jon Pedersen del Fafo. E c'è da chiedersi che
cosa sarebbe successo se non ci fosse stata l'agenzia dell'Onu
a supplire alle privazioni accentuate dall'occupazione (e che
erano già gravi per l'embargo). Per quanto riguarda gli
adulti, nel mese di settembre, riferisce il Pam, erano 6,5
milioni gli iracheni totalmente dipendenti dalla distribuzione
delle razioni di cibo. Ad aggravare la situazione sanitaria è
la mancanza di elettricità che non permette nemmeno di bollire
l'acqua da bere. Le infrastrutture sono disastrate, compreso
il sistema fognario. Si calcola che il 60 per cento dei
residenti nelle zone rurali e il 20 per cento in quelle urbane
non dispongano di acqua potabile.
Queste sono le
condizioni di vita che alimentano quotidianamente la rabbia
della popolazione che si oppone all'occupazione. Le forze di
occupazione sono però troppo impegnate nel fare la guerra, che
non è mai finita, per spianare il terreno alle elezioni, senza
rendersi conto che questa «pacificazione» non garantisce la
sicurezza (come si può verificare ogni giorno) e tanto meno il
consenso al processo politico sostenuto dal governo di Allawi
al servizio degli americani. Che ieri hanno rispettato la
tradizione, anche nelle basi in Iraq, mangiando il tacchino
del Giorno del ringraziamento al quale è stata dedicata - con
il nome di Plymouth Rocks - anche la nuova offensiva in corso
a sud di Baghdad. E che coinvolge, oltre a 3.000 marine e un
migliaio di uomini della Guardia nazionale irachena, anche
centinaia di Black watch britannici che erano giunti da
Bassora per dare man forte agli Usa in occasione dell'attacco
a Falluja. Ieri sono stati i Black watch a dare l'assalto alle
ville che ospitavano, a sud della capitale sull'Eufrate, la
nomenklatura dei tempi di Saddam nei periodi riposo.
L'obiettivo è quello di rintracciare fedeli al vecchio regime
e armi. I soldati hanno arrestato 80 iracheni e requisito
attrezzature sospettate di poter servire a fabbricare ordigni.
Nulla a che vedere con l'arsenale che gli Usa dicono di aver
trovato a Falluja: «c'erano armi per sostenere la resistenza
in tutto l'Iraq». I soldati dicono anche di aver trovato un
laboratorio e istruzioni su come fare fabbricare armi
chimiche.
Nel «triangolo della morte» l'attacco non è
massiccio come a Falluja. «Nei prossimi giorni, faremo
numerosi attacchi molto concentrati ... caratterizzati da
precisione, pazienza e perseveranza, le chiavi per contrastare
con successo una insurrezione», ha detto ieri il capitano
David Nevers dei marines illustrando i raid «chirurgici». Ieri
numerose esplosioni si sono verificate a Baghdad, anche dalla
zona verde si sono levate nubi di fumo. Vicino alla zona verde
è stato ucciso ieri un funzionario Usa che lavorava con il
ministero dell'educazione. L'azione è stata rivendicata dal
gruppo di Zarqawi.
Nel tentativo di evitare il
boicottaggio delle elezioni da parte dei sunniti - già
annunciato dal Consiglio degli ulema e minacciato dal Partito
islamico iracheno se il voto non sarà rinviato di sei mesi -
la Commissione elettorale ha spostato di una settimana, al 2
dicembre, i termini per la presentazione delle liste
elettorali. Ma è improbabile che una settimana possa cambiare
la situazione e garantire l'adesione e la partecipazione del
«triangolo sunnita».