da "il manifesto" del 21 Ottobre 2004

Fuga da Falluja massacrata dalle bombe
Fissata per il 22 e 23 novembre a Sharm el Sheikh la conferenza sull'Iraq. Il veto Usa sulle partecipazioni rischia di ipotecare l'iniziativa e riapre lo scontro con la Francia. Blair: non è stato ancora deciso lo spostamento di truppe. Dopo il rapimento di Margaret Hassan, Care sospende le attività in Iraq. A Falluja, un missile uccide un'intera famiglia
GIULIANA SGRENA

Una famiglia massacrata, genitori e quattro figli. Le vittime dell'ennesimo raid americano su Falluja. «La casa era completamente distrutta da un missile sganciato da un aereo americano e noi abbiamo tirato fuori da sotto le macerie i corpi di quattro bambini, di una donna e di un uomo», ha raccontato Bassam Mohammed, un abitante di Falluja, citato dall'agenzia francese Afp. Mentre la macabra litania dei comunicati del comando Usa ha ripetuto anche ieri: due «case rifugio dei terroristi» legati all'esponente di al Qaeda Zarqawi sono state distrutte. Ma le vittime sono sempre civili. Quei pochi che sono rimasti a Falluja perché non sanno dove andare. La maggior parte della popolazione è fuggita per andare a passare il Ramadan nei villaggi vicini o a Baghdad. Le moschee sono vuote all'ora della preghiera, quando si rompe il digiuno. Non solo gli abitanti, ma anche i combattenti dei vari gruppi, probabilmente persino i seguaci di Zarqawi, sarebbero ripiegati sulla provincia di Anbar, a Hit, verso il confine siriano e a Rawah, sull'Eufrate. Il premier Allawi la scorsa settimana aveva minacciato la popolazione che se non avesse consegnato Zarqawi avrebbe affrontato quello che sta puntualmente avvenendo. Mille uomini, forze congiunte Usa e irachene, da giorni hanno circondato Falluja, continuano a bombardare, nelle aree adiacenti hanno dovuto anche scontrarsi con la resistenza, ma non osano ancora a entrare nella città, abbandonata dopo l'assedio di aprile. Rioccupare quella che è stata fin dall'inizio dell'occupazione il simbolo della resistenza non è compito facile, nemmeno per il potente esercito americano. Che infatti ha chiesto rinforzi ai britannici che controllano il sud del paese, per poter liberare forze da Latifya e Iskandaria e spostarle, verosimilmente, su Falluja. La richiesta è stata subito letta anche in chiave elettorale, come un ribadito appoggio di Blair a Bush. Di fronte alle polemiche suscitate, ieri Blair, sotto pressione anche per il rapimento della cooperante Margaret Hassan, ha detto di non aver ancora deciso se spostare le truppe da sud alle zone più pericolose del centro. Anche se molti pensano che abbia già dato una risposta positiva, ipotesi suffragata da movimento di truppe britanniche intorno a Bassora.

Le organizzazioni umanitarie in Iraq hanno lanciato l'allarme per le conseguenze dei continui raid aerei su Falluja. E proprio ieri, in seguito al rapimento di Margaret Hassan avvenuto martedì, Care international, una delle ong più impegnate nel paese ha deciso di sospendere la propria attività. A fare il possibile per la liberazione della donna inglese, nata in Irlanda, che ha acquisito la nazionalità irachena per aver sposato un iracheno, si sono impegnati oltre a Blair, anche il governo irlandese, con maggiore voce in capitolo visto che non ha partecipato all'occupazione dell'Iraq. Un accorato appello per la liberazione della moglie è stato lanciato da Tahseen Ali Hassan, marito di Margaret, attraverso le tv del Golfo, al Jazeera - che ha trasmesso anche il video della rivendicazione - e al Arabiya. «Mia moglie non è coinvolta nella politica. La sua attività è puramente umanitaria e mira ad aiutare il popolo iracheno», ha detto.

Ieri sono stati invece liberati due ostaggi egiziani, si dice, per intercessione del gruppo di Zarqawi. Non sono mancate i quotidiani attacchi: un'autobomba è scoppiata sulla strada per l'aeroporto ma, secondo il comando Usa, sarebbe morto solo il kamikaze. Un'altra esplosione è avvenuta nella centrale Haifa street, spesso teatro di sanguinosi scontri, che ha provocato solo un grande cratere. Negli scontri tra forze irachene e ribelli a Baquba è rimasto ucciso un ragazzo di 15 anni, Ahmed Mohammed Ismail.

Al Cairo è stata invece fissata la data della conferenza sull'Iraq che si terrà a Sharm el Sheikh il 22 e 23 novembre. Fin da subito gli Usa hanno voluto porre i loro veti che rischiano di far naufragare l'iniziativa sul nascere, oltre che di riaprire lo scontro con la Francia. «Deve essere un incontro a livello governativo», ha detto l'incaricato degli affari del Medio oriente per il Dipartimento di stato Usa, William Burns, al termine di un incontro con il presidente egiziano Hosni Mubarak. «Noi pensiamo alla conferenza come ad una importante opportunità per aiutare gli iracheni e il governo iracheno», ha aggiunto. «E' una conferenza ufficiale tra governi e agenzie internazionali», gli ha subito fatto eco il ministro degli esteri iracheno, Hoshyar Zebari, da Baghadad. «Non ci sarà nessun partito politico iracheno e nessuna organizzazione», ha detto il ministro. Qualche spiraglio in più l'ha lasciato aperto il portavoce di Mubarak, Maged Abdul Fattah: «non c'è ancora stata nessuna decisione,... l'Egitto vuole che tutte le parti irachene esprimano i loro punti di vista alla conferenza». Secondo Faath la conferenza dovrebbe essere preceduta da sessioni organizzate dall'Onu con la partecipazione di rappresentanti governativi, ma anche incontri di rappresentanti della società civile in modo che possano presentare le loro raccomandazioni». Posizioni comunque difficilmente conciliabili con la richiesta della Francia di far partecipare gruppi della resistenza che rinuncino alla violenza e di mettere all'ordine del giorno il ritiro delle truppe di occupazione.