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Dura polemica tra il presidente della Regione Lombardia e il
Sole24Ore a proposito della pubblicazione dell'inchiesta oil for food sulla
quale sta indagando una commissione dell'Onu. La vicenda fa riferimento al
programma varato nel 1996 "petrolio in cambio di cibo" e alla
deroga allo stretto embargo imposto all'Irak dopo la prima guerra del
Golfo. Il ritrovamento a Baghdad di un elenco con 270 nomi di personalità
occidentali che hanno ricevuto milioni di barili di greggio in cambio
dell'appoggio alla campagna di Saddam contro le sanzioni, ha dato il via
all'indagine giornalistica.
Nell'inchiesta, realizzata da Claudio Gatti per il Sole 24 Ore
e il Financial Times , si chiama in causa Formigoni, che ieri aveva
definito i recenti articoli dei due quotidiani "minestra
riscaldata".
Oggi il presidente della regione Lombardia torna sull'argomento con toni
più forti: ""Mi attaccano la sinistra e il vertice di
Confindustria, perché siamo a 50 giorni dalle elezioni e vogliono favorire
i miei avversari politici. L'operazione è tutta sola italiana ed è
serissima e ha due mandanti: primo il Sole 24 Ore con i suoi nuovi padroni,
che riprende una notizia già data un anno fa, secondo la sinistra politica
e le sue Gazzette che cercano di amplificare questa notizia. Mi attaccano
perché difendo, ho sempre difeso le imprese italiane, mi attaccano perché
parlo di pace anche all'interno di Paesi in guerra assumendomi tutti i
rischi personali e politici".
«Non ho preso nè una goccia di petrolio nè un centesimo di denaro.
Probabilmente questi appunti, se corrispondono a verità, indicano che
alcune società segnalate da queste personalità si sono viste attribuite
quantità di barili di petrolio. A fianco del nome di Putin c'era scritto
per esempio 1.366 miliardi di barili di petrolio. Vuol dir che Putin ha
preso personalmente questi barili? Non credo, certo non ho preso io i miei
24 milioni di barili attribuitimi. Le società da me segnalate hanno preso
quantitativi di petrolio? Se è così, bene, ne sono contento. Poi queste
società hanno agito male? Ne risponderanno al termine di inchieste che
prevedo lunghe, approfondite e complicate e che saranno inchieste
internazionali e non di un singolo paese».
"Lavoro per il Sole 24 Ore e scrivo per il Financial
Times». Replica così il giornalista Claudio Gatti, autore degli articoli
che era presente alla conferenza stampa di Formigoni e che invano alla fine
ha cercato di rivolgere alcune domande al presidente della Regione.
«È un anno - spiega Gatti - che cerco di chiedere al presidente Formigoni
quali rapporti ha, se ne ha, con la società Cogep; quale mandato aveva il
suo emissario a Baghdad Marco De Petro e qual era la sua responsabilità; e
se sapeva che il signor De Petro ha firmato un contratto per conto della
Cogep. A queste domande non ho mai avuto una risposta e oggi - ribadisce -
mi è stato detto che abbiamo scritto e riciclato cose vecchie».
Claudio Gatti, che lavora su questa inchiesta da oltre un
anno, assicura di aver telefonato personalmente un paio di mesi fa sia
all'ufficio della presidenza a Roma, sia a Milano e che in entrambe le
occasioni gli è stato detto che De Petro lavora ancora nell'ufficio della
presidenza. «La sua firma - continua Gatti - è stata trovata su documenti
che non sono stati rinvenuti in un ufficio bombardato di Baghdad, ma negli
archivi dell'Onu a New York».
10 febbraio 2005
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