GUERRA GUERRIGLIE E TERRORISMO
(Raniero La Valle – Rocca 4/05)
La sentenza della giudice Clementina Forleo che non ha condannato per terrorismo tre arabi
fiancheggiatori in Italia della guerriglia islamica, è il classico sassolino
nell’ingranaggio: il sassolino del diritto, nell’ingranaggio della guerra totale contro il terrorismo. Perciò le
reazioni sono state furibonde: perché qui veramente si vede fino a che punto
l’indipendenza della magistratura sia indigesta a un
potere che sta fiori del diritto. È questa la ragione per cui l’amministrazione
americana che non vuole applicare le Convenzioni di Ginevra fugge i tribunali
come la peste e cerca di bloccare sul nascere la Corte Penale Internazionale.
Con la sua sentenza la
giudice Forleo ha aperto un vaso di Pandora,
mettendo in discussione il presupposto su cui, dopo l’11 settembre, è stata
costruita l’intera politica mondiale, si sono fatte due guerre, si sono
introdotte politiche e leggi repressive in America e si stanno modificando i
codici penali militari in Italia. Il presupposto è che c’è un nuovo nemico, il
terrorismo, e nuova è la guerra per combatterlo, così esigente che le vecchie
norme non valgono più, il diritto internazionale è obsoleto, il
garantismo è colpevole, e chi non combatte con tutti i mezzi contro
questo nemico si mette fuori della civiltà.
E la giudice di Milano dice: che cos’è il terrorismo? Infatti si sono dimenticati di dirlo, di stabilire che cosa lo identifica, in che cosa si distingue da altre forme collettive di violenza. Ieri c’era il comunismo, altrettanto avversato; ma il comunismo è un’ideologia, era un gruppo di Stati, il terrorismo è un reato, deve essere previsto dalla legge, secondo il principio nullum crimen sine lege, e i tribunali sono competenti a dire che cosa, in base alla legge, è reato o non è.
Ma qual è la legge? La legge
nomina il terrorismo internazionale ma non lo
definisce, neanche le Convenzioni dell’Onu contro il
terrorismo lo identificano. Si dice che non lo fanno perché gli arabi si oppongono
a tale definizione. In realtà il terrorismo non viene
definito perché èsimile alla guerra. Tutto quello che si può dire del
terrorismo internazionale si può dire anche della
guerra. Per noi che condanniamo la guerra non ci
sarebbe nessun problema. Ma per quelli che
rivendicano la legittimità della guerra definire l’illegittimità del
terrorismo vuol dire sancire l’illegittimità della guerra.
Prendiamo ad esempio il famoso documento del 2002
sulla «Strategia della sicurezza nazionale degli Stati Uniti». Esso dice che il terrorismo è «una violenza premeditata, politicamente
motivata, perpetrata contro innocenti». Anche la
guerra è una violenza politica premeditata che si abbatte contro innocenti. Oppure prendiamo quello che dice la Convenzione Onu del 1999 contro il finanziamento al terrorismo. Qui
esso consiste tra l’altro in uccisioni e ferimenti «di persone non partecipanti
direttamente a un conflitto, allo scopo di intimidire
una popolazione o di costringere un governo o un’organizzazione internazionale
a fare o a non fare un qualunque atto», ma questo è anche ciò che fa la guerra,
è ciò che hanno fatto gli americani a Falluja, è ciò
che su larga scala si sta facendo in Iraq dove un finto governo è stato
costretto a fare elezioni, divenute esse stesse ragione di terrorismo e di
guerra.
Una volta c’era una differenza tra guerra e terrorismo,
in quanto la guerra era fatta da apparati militari che agivano in un quadro
pubblicistico. Ma oggi la guerra è fatta anche da Servizi
segreti clandestini e da ditte e persone private; più della metà delle
operazioni in Iraq sono compiute da contrattisti che
spesso non sono nemmeno cittadini americani. E a un
certo punto arriva un giudice italiano a dire: la guerriglia non è terrorismo,
e per giudicarla bisogna anche tenere conto della potenzialità offensiva della
forza occupante, Gli altri replicano: la guerriglia è sempre terrorismo. Siamo
a un passo dal dire: la guerra è terrorismo. In realtà
come non tutto è lecito alla guerra, sicché il
diritto ha coniato la nozione di crimini di guerra, così non tutto è lecito
alla guerriglia, sicché ci sono forme di guerriglia e di resistenza che
precipitano in crimini che ripugnano alla coscienza civile. Ma
siamo nello stesso ordine di problemi.
E qui si squarciano i veli:
la formula secondo la quale i terroristi sono i nostri nemici, in realtà
significa che i nostri nemici sono tutti terroristi, sono combattenti
illegali, come dicono gli americani, perché ci combattono e non dovrebbero,
anche se noi siamo a casa loro, in Iraq, in Cecenia o
nei territori occupati di Palestina; solo la guerra
è legittima, e solo noi siamo legittimati a combatterla. La sentenza di Milano
smaschera l’ipocrisia di una guerra di parole - terrorismo, guerra o guerriglia
- e dice che il vero problema è quello della guerra reale, e da questa bisogna
uscire.