La tragica realtà di Oil for food; primo rapporto.

 

Paul A. Volcker, americano, conduce la commissione indipendente di inchiesta sul cosidetto scandalo Oil for Food, voluta da Kofi Annan.
Gli Stati Uniti avevano messo sotto accusa le Nazioni Unite e Kofi Annan, sostenendo che l'Onu si fosse resa complice di Saddam, permettendogli di stornare fondi dal programma alimentare al fine di acquistare armi.
Le conclusioni, parziali, della commissione d'inchiesta vanno però nella direzione opposta.

Il rapporto è parziale, ma l'Organizzazione ha deciso di renderlo pubblico a causa delle anticipazioni inesatte che erano trapelate al suo riguardo.
Anticipazioni disoneste che con buona probabilità fanno parte delle tattiche usate dall'amministrazione Bush contro Kofi Annan e l'Onu.

Una partita che vede per Bush subire continui rovesci; la campagna scatenata da alcuni repubblicani che chiedevano le dimissioni di Annan si èrisolta con una standing ovation decretata al Segretario in Assemblea; i tentativi di screditare il capo dell'Agenzia Atomica, El Baradei, si sono risolti con la pubblicazione sul Washington Post delle rivelazioni di alcuni ufficiali Usa incaricati di "incastrarlo" spiandolo, e con la sua conferma per un altro mandato all'Agenzia.

Le accuse contro Annan, come gia quelle su El Baradei si rivelano un boomerang. I due vengono ritenuti colpevoli di aver intralciato l'invasione dell'Iraq e ora le assurde accuse all'Iran, o comunque un intralcio alle manovre americane, èfin troppo evidente.

Dal rapporto emerge che l'unica vera accusa che puo' essere elevate all'Onu è quella, ormai tradizionale, di inefficienza.


La commissione rivela che il problema è da ricercare nella insufficiente capacità di audit (cioè di controllo e rendiconto) sul programma. La commissione la definisce "cronica", cronica quanto conosciuta fin dagli anni '90.
La Commissione Volker conclude che si sono verificate diverse irregolarità.
Dove delude gli americani, invece, è nell'indicare i destinatari di tali sottrazioni ai danni dei beni di prima necessità destinati agli iracheni.
Le rendite del programma alimentare iracheno sono state decimate dalle aziende fornitrici ed alleati americani, non già da Saddam.

Il programma ha avuto una dimensione di 60 miliardi di dollari, ed è stato intaccato principalmente da sovrafatturazioni delle aziende fornitrici, dalle quali l'Onu acquistava i beni per la popolazione irachena.

Una bella botta al programma l'hanno data i kuwaitiani, che al momento risultano aver intascato 419 milioni di dollari in eccesso su oltre 4.9 miliardi ( circa un 8.5%, compatibile con la misura delle truffe sul programma nel suo complesso), spettanti loro come risarcimento per l'invasione, e gestiti dalla United Nations Compensation Commission.

Su 60 miliardi di dollari ne dovrebbero essere stati distratti circa 5, facendo una media realistica tra i 2 finora scoperti dai controlli ed i 10 delle più fosche previsioni.
60 miliardi di dollari che comunque è bene ricordare, costituivano solo il 2.2% delle rendite petrolifere di Saddam; misura che spiega benissimo da sola la pretestuosità delle accuse americane all'Onu.

Curiosamente le imprese che hanno fornito l'Onu sono occidentali, e i fondi rubati sono finiti in casse diverse da quelle ipotizzate dai falchi repubblicani. Americana era ad esempio l'azienda incaricata dalla ufficio Habitat dell'Onu, incaricata di un programma di ricostruzione nel Kurdistan iracheno; dove ancora i Curdi non hanno mai visto un mattone americano.

L'operazione calunniosa ha quindi scoperto una malversazione alla quale Saddam era del tutto estraneo. Le manchevolezze burocratiche dell'Onu, che non sono una novità, vengono rivelate, ma al contempo vengono svelate truffe dell'alleato kuwaitiano e di diverse imprese americane.
Spesso la cecità indotta dal fanatismo conduce all'autolesionismo.

A seguito del rapporto è da registrare come siano da considerare assolutamente infondate le accuse a diverse personalità politiche di diversi paesi indicate come recettori di proventi del Programma.
Accuse spesso riprese con veemenza dagli adoratori di Bush nei rispettivi paesi, che li hanno attaccati in mute nutritissime.


Tra questi vi sono politici europei e religiosi, oltre a personalità diversissime che avevano avuto l'unico torto nell'aver tenuto aperti canali di dialogo con Saddam.
In Inghilterra i tribunali hanno già sanzionato duramente la stampa che aveva raccolto e rilanciato troppo veementemente le rivelazioni, colpendo i calunniati ben oltre la decenza.

Nel nostro paese, se gli accusati metteranno mano alle querele verso gli organi di informazione più rozzi, ne dovremmo vedere delle belle.

Volcker
http://www.aidh.org/Racisme/2e_guerre/09comm_volc.htm
http://www.uscourts.gov/ttb/feb03ttb/feb03.html#volcker
http://www.time.com/time/magazine/archive/covers/0,16641,1101791022,00.html

El Baradei
http://italy.indymedia.org/news/2004/12/693027.php
Trionfo di Annan
http://italy.indymedia.org/news/2004/12/692935.php