LA VERGOGNA DEL PROGRAMMA "OIL-FOR-FOOD"

 

Nel 1996 l'Onu ha varato il programma "oil-for-food", che permette all'Iraq di vendere una minima parte del suo petrolio in cambio di denaro che va direttamente al Consiglio di Sicurezza. L'Iraq può poi fare delle richieste sul mercato internazionale di acquisto di generi di prima necessità, cibo, medicinali ecc., ogni contratto deve essere approvato dal Comitato per le sanzioni di New York. Il risultato è che dal '97 i dati sulla malnutrizione e sulla malattia si sono stabilizzati, ma il programma non ha introdotto nessun miglioramento nella condizione della popolazione, questo programma infatti non permette all'Iraq di fare nessun programma di investimento per il risanamento delle strutture, dei servizi di base, della rete idrica, degli ospedali e degli edifici scolastici. In un intervista sull'impatto delle sanzioni sull'Iraq e sulla politica americana Phyliss Bennis, membro dell'Istituto di Studi Politici e autrice del libro "Colling the Shots: How Washington Dominates Today's U.N." ha spiegato il fallimento del programma "oil-for-food": "Subito dopo l'istituzione del programma "oil-for-food" è stato chiaro che sarebbe stato insufficiente.

L'incapacità dell'Iraq di estrarre petrolio per raggiungere anche semplicemente il limite massimo imposto dal programma "oil-for-food" comporta l'impossibilità di guadagnare la somma necessaria per soddisfare i bisogni basilari di cibo e medicine, figurarsi il necessario per intervenire sulla malnutrizione, che riguarda la riparazione degli acquedotti e degli impianti di scarico delle acque. Non ci sono soldi per nulla di tutto questo, e più andiamo avanti e più vediamo i bambini morire." Danis Halliday che per circa trenta anni ha lavorato nelle Nazioni Unite, prima come assistente del Segretario Generale e poi come Coordinatore del programma umanitario "oil-for-food", nel settembre del 1998 ha rassegnato le dimissioni in aperta protesta con il proseguimento delle sanzioni economiche. Intervistato insieme a Phyliss Bennis ha dichiarato che "il crollo dei prezzi del petrolio ha spinto il governo iracheno e le nazioni Unite a stabilire un adeguato fondo per provvedere al cibo, alle medicine, e alla ricostruzione delle infrastrutture civili. La diminuzione della capacità dell'Iraq di produrre petrolio ha aiutato a determinare questo sforzo. Eppure si sta ancora sottraendo il 40% di questo fondo per i costi delle Nazioni Unite, per l'Unscom (United Nation Special Commission), il programma per le ispezioni militari, mentre il 30% va alle Nazioni Unite per compensare i pagamenti. Penso che di fronte a circostanze di alta mortalità questi pagamenti dovrebbe essere posposti fino a quando i bambini iracheni non moriranno più a causa delle sanzioni." "Il programma 'oil-for-fod' fu preparato per diminuire le conseguenze delle sanzioni, le quali sono indifendibili. Ma l'unica appropriata azione sarebbe stata quella di cancellare del tutto le sanzioni." In realtà questo programma non solleva affatto la popolazione civile irachena dallo stato di sofferenza senza soluzione in cui è precipitata, serve solo politicamente come maschera per spostare l'attenzione dell'opinione pubblica occidentale dalla realtà di questo genocidio, prima di tutto a danno dei bambini.