| "Oil For Food", parla uno degli accusati: Tusio de Juliis | ||
| di redazione 11 Feb 2005 |
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| Tusio de Juliis fa parte della
redazione di Reporter Associati fin dalla sua fondazione. Noi che conosciamo
Tusio come persona corretta e leale, come operatore umanitario instancabile
e pacifista gli rinnoviamo pubblicamente tutta la nostra solidarietà. Pescara, 11 Febbraio 2005. In Iraq per scopi umanitari, non per speculazioni: è il ruolo, riferisce un testimone diretto, di molte persone coinvolte nelle polemiche sulla gestione del programma "Oil for food''. A parlare è Tusio De Iuliis, già "scudo umano" in Iraq, il cui nome è apparso tra quelli di coloro che ottennero assegnazioni di petrolio in cambio di generi di sostentamento per gli iracheni sotto embargo.
De Iuliis vuole raccontare quello che sa sulla vicenda, anche i lati ancora oscuri, e per farsi guidare ha già contattato due amici avvocati: uno è Remo Di Martino, componente del pool dei difensori di Tareq Aziz. L'altro è Dante Angiolelli, di Pescara. Abruzzese come loro, De Iuliis, in qualità di presidente dell'associazione umanitaria "Aiutiamoli a vivere", da egli stesso fondata, avrebbe dovuto ricevere un milione e mezzo di barili di petrolio dall'organizzazione non governativa "Friendship, Solidarity and Peace for Iraq" in cambio di medicinali. La somma ottenuta dalla cessione del greggio - 22.500 dollari - non era però sufficiente a raccogliere farmaci per bambini leucemici, come lui avrebbe voluto, quindi De Iuliis decise di destinarla all'acquisto di presidi ospedalieri, necessari per la somministrazione dei medicinali e assenti nelle strutture sanitarie irachene. Il volontario abruzzese, però, organizzatore di tante missioni umanitarie in Iraq, alcune anche in collaborazione con l'Università di Chieti, non fece in tempo ad avere il petrolio, "perchè - racconta - scattò l'invasione americana". Il nome del volontario italiano, pur se scritto non correttamente (Tuzio Bolis), comparve nell'ottobre 2004 tra le 1.200 pagine del rapporto presentato al Congresso degli Stati Uniti dal capo degli ispettori della Cia, Charles Duelfer, e che certificava l'assenza di armi distruttive di massa in Iraq. Nessun coinvolgimento, comunque, con "Oil for food''. E "quello che sta accadendo ora intorno al presidente della Regione Lombardia - dice De Iuliis - è in parte campagna elettorale, certo, un pò povera; ma il centrodestra - aggiunge - se l'è voluta". Comunque, prosegue "che ci fosse un traffico serio, intendo di affari in generale, non solo di petrolio, tra Iraq e Giordania, tra Iraq e Turchia - ricorda - con centinaia di autobotti al giorno che passavano tra Amman e Baghdad, lo vedevo io, ma lo vedevano tutti coloro che attraversavano il deserto". "Rivendico il mio inserimento nell'elenco di coloro che ebbero delle assegnazioni e ne sono fiero, tant'è che ho continuato a recarmi in Iraq", aggiunge, ricordando che fu lui a invitare a Pescara, nel 2001, Dennis Halliday, funzionario delle Nazioni Unite già responsabile di "Oil for Food''. "Halliday si era dimesso dall'incarico - ricorda De Iuliis - per vergogna rispetto a come veniva gestito l'embargo da parte dell'Onu e degli Stati Uniti. Anche i suoi successori si sono poi dimessi con le stesse motivazioni". Quando gli si prospettò la possibilità di scambiare petrolio con medicinali, De Iuliis non sapeva ancora cosa farne, racconta, e si rivolse all'ambasciata irachena in Italia "che mi indicò - dice - le aziende accreditate, alle quali avrei potuto venderlo. Contattai quindi Salvatore Nicotra, titolare di una di queste imprese. Sul contratto di vendita lui precisò che, visto l'impegno umanitario della mia associazione, se fosse salito il valore del petrolio, mi avrebbero dato di più. D'altra parte, io avrei caricato anche cento milioni di barili per salvare vite umane". (grazie alla redazione dell'ANSA) |
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