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Dirigenti della società petrolifera irachena Somo hanno
rivelato agli investigatori della commissione d'inchiesta creata dall'Onu
per indagare sul programma «Oil For Food» che Benon Sevan, il
sottosegretario delle Nazioni Unite responsabile dello stesso programma,
aveva richiesto, di persona, contratti di greggio per la società svizzera
Amep. Le loro testimonianze sono confermate da una dozzina di documenti che
riportano il nome di Sevan accanto a quello dell'azienda elvetica intestata
a un parente di Boutros Ghali. Sono queste le rivelazioni più significative
di un'inchiesta condotta da «Il Sole-24 Ore» in collaborazione con il
«Financial Times».
Prove concrete di legami economici tra Sevan e l'azienda svizzera non
risultano essere state rinvenute, ma sia gli investigatori dell'Onu che
quelli del Congresso hanno trovato tracce di movimenti atipici di denaro
contante. Si sta dunque facendo più delicata la situazione per il dirigente
Onu cipriota il cui nome era apparso mesi fa in un elenco di personaggi a
cui il regime di Saddam ha fatto avere contratti di favore.
È dal gennaio dell'anno scorso, quando il suo nome fu per la prima volta
menzionato in un elenco di personalità internazionali a cui Baghdad aveva
fatto avere buoni petroliferi a prezzi di favore, che Sevan è sotto il
mirino degli investigatori. Finora l'accusa di corruzione contro l'alto
funzionario delle Nazioni Unite sembrava basarsi soltanto su un paio di
documenti la cui autenticità non era stata ancora verificata. Adesso la
commissione d'inchiesta dell'Onu ha invece appurato che quei documenti, e
altri ancora nel frattempo rivenuti, sono autentici e non falsificati.
Anche gli investigatori del Congresso Usa stanno indagando sui versamenti
in contanti fatti da Sevan sul suo conto corrente di una banca di New York
e stanno cercando di verificare alcune dichiarazioni fatte dallo stesso
rappresentante Onu, secondo le quali avrebbe ricevuto regali per decine di
migliaia di dollari all'anno da un parente di Cipro.
«Il Sole-24 Ore» e il «Financial Times» hanno appurato che l'unico suo
parente stretto rimasto a Cipro era Berjouhi Zeytountsian, la zia materna
che lo ha allevato dopo la morte dei suoi genitori ma che, a detta di un
amico di famiglia, viveva da anni di una semplice pensione statale e «non
aveva la possibilità di fare regali in denaro».
Il 23 marzo 2004, quattro giorni dopo l'annuncio della creazione della
commissione d'inchiesta da parte del segretario generale dell'Onu Kofi
Annan, l'ottantaquattrenne signora Zeytountsian è vittima di un improbabile
incidente: cade nella tromba dell'ascensore dopo che la porta si apre sul
vuoto. La signora sbatte la testa e viene ricoverata in ospedale in stato
di coma. La polizia cipriota conclude che si tratta di un incidente, senza
poter parlare con la vittima, morta due mesi e mezzo dopo la caduta senza
mai uscire dal coma.
All'inizio di ognuna delle 13 fasi semestrali in cui l'Onu aveva suddiviso
a fini amministrativi il programma «Oil for Food», il ministero del
Petrolio iracheno riceveva da Saddam e dal suo vice Tarik Aziz un elenco di
"amici" del regime a cui far avere speciali assegnazioni di
petrolio a prezzi scontati da rivendere sul mercato. Ma documenti iracheni
rinvenuti dagli investigatori dell'Onu dimostrano che nell'elenco originale
relativo alla Quarta fase, quella che andava dal 30 maggio al 25 novembre
1998, il nome della Amep non appariva. È stato inserito successivamente,
dopo un viaggio di Sevan a Baghdad.
In una lettera spedita il 10 agosto 1998 dal direttore generale della Somo
al ministro del Petrolio iracheno, si legge che Amep era «la società che il
signor Sevan ha segnalato durante il suo ultimo viaggio a Baghdad».
Un mese e mezzo dopo quella lettera, il 24 settembre 1998, Amep firma il
suo primo contratto di acquisto di petriolo dalla Somo. Da allora in poi,
in ogni successiva fase del programma, con l'eccezione della Nona, il nome
di Sevan appare nelle liste delle assegnazioni, spesso a fianco a quello di
Amep. Contattato da «Il Sole-24 Ore» e dal «Financial Times», Benon Sevan
si è rifiutato di rispondere a queste accuse, spiegando di non voler
parlare alla stampa fintanto che l'inchiesta è in corso. Ma almeno una cosa
non dovrebbe essere difficile da verificare. Poiché a partire dal 1999
tutti gli alti dirigenti dell'Onu sono stati obbligati a dichiarare
annualmente i loro introiti, gli investigatori non dovrebbero aver
difficoltà ad appurare se anche in quella dichiarazione ufficiale Sevan ha
usato l'improbabile giustificazione dei regali della zia per spiegare
entrate per decine di migliaia di dollari in contanti.
Per quel che riguarda Amep, c'è da notare che il suo proprietario, Fakrhi
Abdelnour, è un egiziano imparentato con Boutros Ghali, segretario generale
dell'Onu quando fu negoziato il programma «Oil for food». Abdelnour non è
certo un personaggio al di sopra di ogni sospetto: negli anni 80 è stato
uno dei maggiori fornitori di petrolio al Sudafrica in violazione
dell'embargo internazionale contro l'apartheid. Gli investigatori dell'Onu
hanno scoperto che ogni qualvolta che Abdelnour si recava in visita negli
uffici del ministero del Petrolio a Baghdad si presentava facendo il nome
di Sevan. Abdelnour ha negato di aver ricevuto assegnazioni petrolifere
attraverso Sevan e, in più occasioni, ha dichiarato di aver visto Sevan
soltanto una volta nella sua vita, nella lobby dell'hotel Intercontinental
di Vienna dopo una riunione dell'Opec. In un incontro del tutto casuale al
quale erano presenti varie persone, incluso Youssef Ibrahim, un ex
giornalista egiziano suo amico di infanzia. Ma, da noi raggiunto
telefonicamente a Dubai, Ibrahim ha contraddetto Abdelnour, dicendo che
dopo quell'incontro casuale all'Intercontinental, Sevan e Abdelnour sono
andati con lui al ristorante dell'albergo Bristol «per una piacevole cena
noi tre insieme».
(*) Corrispondente alle Nazioni Unite del Financial Times
1 febbraio 2005
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