IL SOLE 24 ORE 01.02.2005

inchiesta

Oil for food, il regista Onu e le ombre svizzere

Gli strani legami tra Benan Sevan e l'Amep, società svizzera intestata a un parente di Boutros Ghali.

di  Claudio Gatti e Mark Turner *

Dirigenti della società petrolifera irachena Somo hanno rivelato agli investigatori della commissione d'inchiesta creata dall'Onu per indagare sul programma «Oil For Food» che Benon Sevan, il sottosegretario delle Nazioni Unite responsabile dello stesso programma, aveva richiesto, di persona, contratti di greggio per la società svizzera Amep. Le loro testimonianze sono confermate da una dozzina di documenti che riportano il nome di Sevan accanto a quello dell'azienda elvetica intestata a un parente di Boutros Ghali. Sono queste le rivelazioni più significative di un'inchiesta condotta da «Il Sole-24 Ore» in collaborazione con il «Financial Times».
Prove concrete di legami economici tra Sevan e l'azienda svizzera non risultano essere state rinvenute, ma sia gli investigatori dell'Onu che quelli del Congresso hanno trovato tracce di movimenti atipici di denaro contante. Si sta dunque facendo più delicata la situazione per il dirigente Onu cipriota il cui nome era apparso mesi fa in un elenco di personaggi a cui il regime di Saddam ha fatto avere contratti di favore.
È dal gennaio dell'anno scorso, quando il suo nome fu per la prima volta menzionato in un elenco di personalità internazionali a cui Baghdad aveva fatto avere buoni petroliferi a prezzi di favore, che Sevan è sotto il mirino degli investigatori. Finora l'accusa di corruzione contro l'alto funzionario delle Nazioni Unite sembrava basarsi soltanto su un paio di documenti la cui autenticità non era stata ancora verificata. Adesso la commissione d'inchiesta dell'Onu ha invece appurato che quei documenti, e altri ancora nel frattempo rivenuti, sono autentici e non falsificati.
Anche gli investigatori del Congresso Usa stanno indagando sui versamenti in contanti fatti da Sevan sul suo conto corrente di una banca di New York e stanno cercando di verificare alcune dichiarazioni fatte dallo stesso rappresentante Onu, secondo le quali avrebbe ricevuto regali per decine di migliaia di dollari all'anno da un parente di Cipro.
«Il Sole-24 Ore» e il «Financial Times» hanno appurato che l'unico suo parente stretto rimasto a Cipro era Berjouhi Zeytountsian, la zia materna che lo ha allevato dopo la morte dei suoi genitori ma che, a detta di un amico di famiglia, viveva da anni di una semplice pensione statale e «non aveva la possibilità di fare regali in denaro».
Il 23 marzo 2004, quattro giorni dopo l'annuncio della creazione della commissione d'inchiesta da parte del segretario generale dell'Onu Kofi Annan, l'ottantaquattrenne signora Zeytountsian è vittima di un improbabile incidente: cade nella tromba dell'ascensore dopo che la porta si apre sul vuoto. La signora sbatte la testa e viene ricoverata in ospedale in stato di coma. La polizia cipriota conclude che si tratta di un incidente, senza poter parlare con la vittima, morta due mesi e mezzo dopo la caduta senza mai uscire dal coma.
All'inizio di ognuna delle 13 fasi semestrali in cui l'Onu aveva suddiviso a fini amministrativi il programma «Oil for Food», il ministero del Petrolio iracheno riceveva da Saddam e dal suo vice Tarik Aziz un elenco di "amici" del regime a cui far avere speciali assegnazioni di petrolio a prezzi scontati da rivendere sul mercato. Ma documenti iracheni rinvenuti dagli investigatori dell'Onu dimostrano che nell'elenco originale relativo alla Quarta fase, quella che andava dal 30 maggio al 25 novembre 1998, il nome della Amep non appariva. È stato inserito successivamente, dopo un viaggio di Sevan a Baghdad.
In una lettera spedita il 10 agosto 1998 dal direttore generale della Somo al ministro del Petrolio iracheno, si legge che Amep era «la società che il signor Sevan ha segnalato durante il suo ultimo viaggio a Baghdad».
Un mese e mezzo dopo quella lettera, il 24 settembre 1998, Amep firma il suo primo contratto di acquisto di petriolo dalla Somo. Da allora in poi, in ogni successiva fase del programma, con l'eccezione della Nona, il nome di Sevan appare nelle liste delle assegnazioni, spesso a fianco a quello di Amep. Contattato da «Il Sole-24 Ore» e dal «Financial Times», Benon Sevan si è rifiutato di rispondere a queste accuse, spiegando di non voler parlare alla stampa fintanto che l'inchiesta è in corso. Ma almeno una cosa non dovrebbe essere difficile da verificare. Poiché a partire dal 1999 tutti gli alti dirigenti dell'Onu sono stati obbligati a dichiarare annualmente i loro introiti, gli investigatori non dovrebbero aver difficoltà ad appurare se anche in quella dichiarazione ufficiale Sevan ha usato l'improbabile giustificazione dei regali della zia per spiegare entrate per decine di migliaia di dollari in contanti.
Per quel che riguarda Amep, c'è da notare che il suo proprietario, Fakrhi Abdelnour, è un egiziano imparentato con Boutros Ghali, segretario generale dell'Onu quando fu negoziato il programma «Oil for food». Abdelnour non è certo un personaggio al di sopra di ogni sospetto: negli anni 80 è stato uno dei maggiori fornitori di petrolio al Sudafrica in violazione dell'embargo internazionale contro l'apartheid. Gli investigatori dell'Onu hanno scoperto che ogni qualvolta che Abdelnour si recava in visita negli uffici del ministero del Petrolio a Baghdad si presentava facendo il nome di Sevan. Abdelnour ha negato di aver ricevuto assegnazioni petrolifere attraverso Sevan e, in più occasioni, ha dichiarato di aver visto Sevan soltanto una volta nella sua vita, nella lobby dell'hotel Intercontinental di Vienna dopo una riunione dell'Opec. In un incontro del tutto casuale al quale erano presenti varie persone, incluso Youssef Ibrahim, un ex giornalista egiziano suo amico di infanzia. Ma, da noi raggiunto telefonicamente a Dubai, Ibrahim ha contraddetto Abdelnour, dicendo che dopo quell'incontro casuale all'Intercontinental, Sevan e Abdelnour sono andati con lui al ristorante dell'albergo Bristol «per una piacevole cena noi tre insieme».
(*) Corrispondente alle Nazioni Unite del Financial Times

1 febbraio 2005