26.11.2002
Iraq: una folle, ingiusta guerra, parola di Scott Ritter
di Antonella Marrone

Scott Ritter è un marine. Un ex marines, per la precisione, ma a vederlo e a sentirlo si capisce che certe esperienze ti restano nella pelle. Anche perché il signor Ritter ha scelto coscientemente il suo destino militare: è un repubbicano tesserato, ha votato convinto George Bush jr. e non crede nella pace così, tanto per dire. No. Lui è convinto che questa guerra, quella preventiva nei confronti dell'Iraq, sia sbagliata. Perché? Leggete il suo libro, la lunga chiaccherata con William Rivers Pitt, commentatore e saggista americano.

E' uscito in Italia per Fazi editore, costa 10 euro ed ha per titolo: Guerra all'Iraq. Tutto quello che Bush non vuol far sapere al mondo svelato dall'ispettore Onu Scott Ritter. Già, il signor Ritter ex marine, è stato in Iraq dal 1991 al 1998, a controllare che Saddam il tiranno non producesse armi, che non vi fossero rischi nucleari o batteriologici e, quando se ne andò insieme agli altri ispettori, lasciò un paese che di pericoloso aveva ben poco. Niente.

Leggete il libro, dunque e poi fate due più due: si andà a fare una guerra, perché? L'ex ispettore Onu ha alcune idee e molto chiare: rispetto della Costituzione americana, rispetto del diritto e della legge, amore per la bandiera stelle e strisce. Le ritroverete tra le pagine, mescolate ad altre, più sovversive, considerazioni. Per esempio: la connessione Saddam - Al Qaeda: "Palesemente assurda. Saddam è un dittatore laico, ha passato gli ultimi trent'anni a dichiarare guerra al fondamentalismo islamico, facendolo a pezzi. In Iraq oggi ci sono leggi che sentenziano la pena di morte per il proselitismo in nome dello wahabismo, anzi per qualsiasi forma di islamismo, ma sono particolarmente accaniti nel loro odio dei wahabiti che, si sa, è la religione di Osama bin Laden".

E via così. C'è chi in America dice: Ritter ha un suo scopo per dire tutto ciò, una sua "agenda" personale. "E' vero- risponde - ma la mia agenda è quella di milioni di americani: quello di riportare la Costituzione e il diritto al centro della politica del nostro paese".

C'è chi in America vorrebbe la garanzia che Saddam non abbia in casa neanche un fuciletto a molla, ma questa garanzia al 100%, dice Ritter, non l'avrete mai. Gli ispettori devono fare bene il loro lavoro, ma anche così il 100% non si otterrà mai. "Il problema è che se il criterio è questo, quello che si cerca sono prove in negativo. Ma se vogliamo guardare al rispetto del diritto allora dobbiamo dire che prima di accusare qualcuno di un reato che viene punito con la pena di morte, non è lui che deve dimostrare di non aver commesso il reato, ma si deve dimostrare che lo ha commesso. Non si può giustificare una guerra perché non si è avuta la sicurezza al 100% che qualcosa non deve avvenire. E' esattamente il contrario".

C'è chi dice che chi non vuole questa guerra è un sostenitore di Saddam. "Io sono sostenitore dell'America, della divisa militare americana, della Costituzione, del diritto internazionale. Sostengo le famiglie che soffriranno se i soldati americani andranno a morire per una causa che non è assolutamente giustificata dalla Costituzione degli Stati Uniti. Io odio Saddam Hussein, ma amo molto di più i miei compatrioti americani di quanto odi Saddam".

Credere all'ex marine, o inserirlo in qualche ambigua manovra post comunista per depistare le masse dal sentiero di guerra? Certo Scott Ritter non manda a dire niente. Dice tutto lui. Ai pacifisti italiani: "Dovete allargare la base politica delle vostre manifestazioni. Dovete coinvolgere la gente non sulla pace generica, ma sull'importanza del diritto e della legge". Poi, sottointeso, cari amici pacifisti italiani, dovete porre la domanda: ma sulla questione dell'Iraq, quali sono le posizioni che sostiene l'Italia? Solamente il sostegno agli Stati Uniti? Se è così, tanto vale ammainare la bandiera italiana e alzare quella americana e accettare semplicemente di essere una colonia degli Stati Uniti, una meta turistica esotica e basta. "Forse potreste cogliere l'occasione per ridefinire quali sono i valori che sostiene l'Italia e quelli che sostiene l'Europa".
Una piccola perla filosofica, questa, nel lucido pragmatismo di Scott Ritter.