Denis Halliday con i reduci da Bagdad La guerra nascosta nel racconto dei medici pescaresi!- -Un milione di vedove città demolite e degradate bombe che colpiscono i civili. Cinque-seimila bambini che muoiono ogni mese per malattie banalissime. Ma anche disoccupazione e povertà. E poi criminalità prostituzione famiglie disintegrate. E' la guerra in Iraq. O meglio l'altra faccia della guerra in Iraq quella che quasi mai ci viene raccontata da televisione e giornali "guerrafondai".L'ha racconta ieri mattina con un intervento di circa due ore Denis Halliday l'ex vice segretario delle Nazioni unite che l'hanno scorso si è dimesso dall'incarico per rimarcare la sua opposizione al regime di sanzioni contro l'Iraq. E l'hanno raccontata i "nostri" pescaresi reduci da una missione umanitaria in Iraq: il pacifista Tusio De Iuliis responsabile della sede pescarese dell'associazione "Un ponte per... Bagdad" il preside della facoltà di medicina della d'Annunzio Carmine Di Ilio accompagnato dai medici Giuseppe Di Martino e Franco Capani e la giornalista Monica Di Fabio. L’università ha firmato una covnenzione per assicurare formazione e assistenza ai medici iracheni. Un’iniziativa definita «unica per l’intero Abruzzo» dal preside Di Ilio.L'incontro è stato organizzato dall'associzione nazionale "Un ponte per... Bagdad" ed è stato l'ultimo di una serie di manifestazioni organizzate in diverse città italiane. Un lungo racconto per dire no all'embargo. Perchè «uccide ogni giorno». E poi no a questo genocidio di una popolazione quella irachena che sta pagando colpe che non ha. «Gli iracheni chiedono paradossalmente - ha detto Denis Halliday - se per loro non sia meglio morire subito con un'unica bomba e non con anni di embargo. L'embargo crea un problema etico e morale in ognuno di noi. Gli Stati Uniti stanno minando i diritti della carta dell'Onu i diritti dei bambini alla vita il disprezzo della convenzione di Ginevra». E tutto perchè non si riesce a trovare un dialogo con Saddam. «Occorre certamente un controllo degli armamenti ma in tutto il medio oriente - ha risposto l'ex funzionario Onu -. Bisogna levare le sanzioni economiche per permettere alle popolazioni dell'Iraq di ritornare alla vita»