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IL
VOLTO NASCOSTO DEL TERRORISMO |
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Quello che
segue è un brano tratto da The Hidden Face of Terrorism: The Dark Side of Social, Il
terrorismo non nasce per caso ma, come si può desumere dalla creazione
dell'organizzazione Al-Qaeda di Osama bin Laden,
viene generalmente appoggiato dallo stato per soddisfare le richieste di una
potente élite. In
genere, nel nostro mondo moderno le verità scomode vengono
scartate in cambio di invenzioni. Una di queste invenzioni è la concezione
che i terroristi siano dissidenti diseredati, i
quali ricavano in modo indipendente i finanziamenti e le risorse necessarie
ai loro efferati crimini. Tale assunto sembra essere l'opinione comune
dell'ortodossia accademica, un'opinione che gli arbitri del paradigma
nazionale dominante promulgano con tale vigore che ben pochi riescono ad identificare gli oscuri personaggi che si
ritrovano a trarre profitti dagli atti terroristici. Per
comprendere il terrorismo, bisogna abbandonare la concezione che lo definisce
arbitrariamente come "il ricorso alla violenza o alla minaccia di
violenza da parte di un gruppo che cerca di ottenere un risultato in
opposizione alle autorità costituite" (Adler, Mueller & Laufer, p. 309).
Nel novembre del 1989 lo psicologo sociale Padre Ignacio
Martìn-Barò fornì una definizione assai precisa del
terrorismo innanzitutto la più rilevante forma di terrorismo è, di gran lunga, il terrorismo di Stato - cioè
"terrorizzare complessivamente la popolazione tramite azioni
sistematiche eseguite dalle forze dello Stato stesso". In secondo luogo,
questo tipo di terrorismo costituisce parte essenziale di un "progetto
socio-politico imposto dal governo" finalizzato a soddisfare le prerogative
dei privilegiati. Nel corso
della storia il terrorismo ha per la maggior parte trovato
i suoi patrocinatori nei sacri uffici della burocrazia, in quell'entità nota con il nome di governo. Il terrorismo è
un sostituto della guerra, uno stato di crisi confezionato e volto ad indurre
un cambiamento sociale, i cui combattenti, più o meno consapevolmente,
muovono guerra per conto di poteri superiori che hanno agende superiori. Il
terrorismo serve sempre le ambizioni di qualcun altro, sia che i suoi
aderenti ne siano conoscenza oppure che non lo siano
affatto. Michael Rivero, nel suo articolo dal titolo "Fake terror: The Road to Dictatorship", sostiene che esso è "il più
antico stratagemma della storia, e risale ai tempi degli antichi Romani: creare
il nemico di cui si ha bisogno" (p. 1). La strategia è alquanto semplice:
determinati individui creano una crisi in modo da poter fare ricorso alla
soluzione desiderata. Esistono
recenti e moderni esempi del terrorismo patrocinato dallo stato?
Malauguratamente la risposta a tale quesito sembra essere "Sì". Operazione
Northwoods Il primo
esempio risale al 1962. Il capo di stato maggiore interforze Lyman L. Lemnitzer
ed i suoi colleghi volevano rimuovere Castro da Cuba con una guerra palese.
Secondo James Bamford, ex
produttore investigativo di Washington per la ABC,
lo stato maggiore interforze progettò di allestire varie azioni terroristiche
allo scopo di provocare una guerra (p. 82): lo stato maggiore interforze
approntò ed approvò dei piani per quello che potrebbe essere il progetto più
immorale mai ideato dal governo statunitense. In nome dell'anticomunismo, proposero
di iniziare una segreta e sanguinosa campagna terroristica contro la loro
stessa nazione, con lo scopo di ingannare la cittadinanza statunitense per
indurla ad appoggiare una mal concepita guerra che
intendevano muovere contro Cuba. Il
progetto, nome in codice Operazione Northwoods, che
aveva ottenuto l'autorizzazione scritta del capo di
stato maggiore, prevedeva che nelle strade statunitensi venissero uccise
persone innocenti; che i natanti che trasportavano i profughi in fuga da Cuba
venissero affondati in alto mare; che a Washington, DC, Miami ed altrove
venisse scatenata una violenta ondata di atti terroristici. Delle persone
sarebbero state accusate di attentati che non
avevano commesso, aerei sarebbero stati dirottati e, utilizzando prove
fasulle, la responsabilità di tutto questo sarebbe stata addossata a Castro,
fornendo così a Lemnitzer ed alla sua cricca il
pretesto, nonché il sostegno dell'opinione pubblica ed internazionale, per
scatenare la loro guerra. L'Operazione Northwoods
avrebbe fatto anche ricorso a precedenti storici, ispirandosi all'esplosione
avvenuta nel 1898 a bordo della nave da battaglia Maine (p. 84):
"Potremmo far esplodere una nave statunitense nella Guantanamo
Bay ed incolpare Cuba", proposero; "l'elenco delle vittime
riportato sui quotidiani statunitensi determinerebbe un'utile ondata di indignazione nazionale." Il
tentativo di creare una minaccia terroristica cubana rende chiaro che il
governo statunitense non si fa certo scrupoli ad utilizzare il terrorismo di
Stato per conseguire i propri fini. Imperialismo
statunitense e minaccia terroristica Attualmente gli Stati Uniti si trovano nel bel mezzo di un turbolento
conflitto a causa degli attacchi terroristici dell'Il settembre contro il
Pentagono ed il World Trade Center. Molti individui
si sono chiesti come mai il governo statunitense non si sia attivato per
fermare bin Laden ed Al Qaeda. La storia
della famigerata rete terroristica di Al Qaeda ha inizio con Zbigniew Brzezinski, consigliere per la sicurezza nazionale del
presidente Carter. Nel suo
libro dal titolo The Grand Chessboard:
American Primacy and Geostrategic
Objectives, Brzezinski
illustra ai lettori le motivazioni a monte della
creazione di una minaccia terroristica. Egli inizia così (p. xii): La sconfitta ed il collasso dell'Unione Sovietica ha rappresentato l'ultimo gradino della rapida ascesa
della grande potenza dell'emisfero occidentale, gli Stati Uniti, come unica e
sicuramente prima vera potenza globale... Brzezinski celebra il fatto che gli Stati Uniti
si stiano trasformando in un impero mondiale. Egli, ad ogni modo, individua
una precisa minaccia per l'ascesa degli Stati Uniti alla posizione di unica potenza globale: "L'atteggiamento della
cittadinanza statunitense riguardo alla proiezione esterna del potere degli
Stati Uniti è stato molto più che ambivalente" (p. 24). Evidentemente,
l'avversione della popolazione nei confronti di politiche imperialistiche,
rappresenta un ostacolo all'espansione dell'impero. Fino a questo
momento, un numero sufficiente di patrioti sa che nessuno fra i
"Documenti della Libertà" (vale a dire la Costituzione, la
Dichiarazione dei Diritti del cittadino, etc.) fa concessioni all'arbitraria
estensione dell'autorità statunitense tramite brutali spedizioni militari. Si
presume che gli Stati Uniti, in quanto essi stessi
nazione sovrana, rispettino l'autonomia di altri paesi e non intraprendano
campagne militari a meno che non siano minacciati. Tuttavia Brzezinski ritiene che l'adesione a tali principi
potrebbe provocare un sovvertimento sociale planetario (p. 30): L'isolamento
volontario degli Stati Uniti dal mondo, oppure l'improvvisa emergenza di un
valido rivale, determinerebbe una consistente instabilità internazionale.
Provocherebbe l'anarchia globale. Secondo la visione
del mondo di Brzezinski, coloro che prediligono le
libertà individuali e la sovranità della propria nazione rappresentano
le "forze del disordine globale"; queste forze devono essere
sconfitte oppure provocheranno immancabilmente l'apocalisse - quindi
l'opinione pubblica dev'essere manipolata. Brzezinski cita un esempio storico
assai interessante (p. 25): L'opinione pubblica ha appoggiato
l'impegno degli Stati uniti nella Seconda Guerra Mondiale in gran parte a
causa dell'effetto sconvolgente dell'attacco giapponese a Pearl
Harbor. Il consenso della massa potrebbe essere
agevolato da un trauma di massa. Di fatto,
l'elaborazione del consenso diffuso è un elemento essenziale per la
realizzazione della politica estera di Brzezinski;
Una minaccia immediatamente utilizzabile, genuina o indotta che sia, è la
soluzione. Brzezinski diede inizio alla costruzione di questa "minaccia
esterna diretta" anni prima della stesura di The Grand
Chessboard. Nel corso di un'intervista per la
rivista francese Le Nouvel
Observateur, l'ex consigliere per la sicurezza
nazionale rese una sbalorditiva confessione che cambierà per sempre gli
annali della storia (Blum, p. 1): Domanda: L'ex direttore della CIA, Robert Gates, nelle sue memorie
[From the Shadows] ha
affermato che i servizi segreti statunitensi iniziarono
a sostenere i mujaiddin in Afganistan
sei mesi prima dell'intervento sovietico. In quel periodo lei era consigliere
per la sicurezza nazionale del presidente Carter e, di conseguenza, ha ,avuto un ruolo nella vicenda. È esatto? Brzezinski: Sì.
Secondo la versione, ufficiale, il sostegno della CIA ai mujaiddin
ebbe inizio durante il 1980, ovvero dopo il 24 dicembre 1979, data in cui
l'Unione Sovietica invase L'Afghanistan. Tuttavia la
realtà, mantenuta segreta sinora, è del tutto differente. Il 3 luglio
del 1979 il presidente Carter firmò la prima direttiva riguardo agli aiuti
segreti destinati agli oppositori del regime filosovietico
di Kabul. Proprio quel giorno, io scrissi al presidente una nota nella quale
gli spiegavo che a mio avviso tale sostegno avrebbe
provocato un intervento militare sovietico. Domanda: Nonostante il rischio, lei è stato
un sostenitore di questa azione coperta. Forse
desiderava lei stesso l'entrata in guerra dei sovietici ed ha provveduto a provocarla? Brzezinski:
Le cose non stanno esattamente così Non abbiamo spinto i russi ad
intervenire, ma abbiamo deliberatamente aumentato le probabilità in tal
senso. Rieducazione
e creazione dei Talebani Dopo aver
incoraggiato i sovietici ad invadere l'Afganistan
(cosa che ha dato il colpo finale all'URSS provocandone il collasso economico
n.d.r.), Brzezinski aveva
ora il pretesto per radicalizzare ed armare una popolazione
che in futuro sarebbe stata usata come "minaccia esterna diretta"
nei confronti degli Stati Uniti. Parte del processo di radicalizzazione
comprendeva il lavaggio del cervello dei bambini, camuffato sotto forma di educazione. Joe Stephens e David. B. Ottaway del Washington Post riferiscono (pp. 1- 2): Alla fine
della Guerra Fredda, come parte delle attività coperte tese a spronare la
resistenza all'occupazione sovietica, gli Stati Uniti investirono milioni
di dollari allo scopo di fornire agli scolari afgani libri di testo corredati
da violente immagini ed insegnamenti dei militanti islamisti.
Da allora i "Manuali", pieni di discorsi sulla jihad
e corredati da figure di armi, proiettili, soldati e
mine, hanno costituito il nucleo curricolare del
sistema scolastico afgano. Persino i Talebani utilizzarono i testi prodotti dagli statunitensi.I libri di testo furono
elaborati agli inizi degli anni '80 grazie ad una sovvenzione assegnata
dall'AID [Agenzia per lo Sviluppo Internazionale] alla University
of Nebraska-Omaha ed al suo Centro Studi Afgani. Dal
1984 al 1994 l'agenzia investì 51 milioni di dollari nei programmi educativi
dell'università in Afganistan. Essi riconobbero
che all'epoca alimentare l'odio nei confronti degli invasori stranieri
corrispondeva anche agli interessi, degli Stati Uniti. Gli estensori
dell'articolo del Washington Post proseguono
fornendo un esempio specifico del materiale, a dir poco aberrante (pp. 5-6):
Una pagina tratta dai libri di testo di quel periodo raffigura un combattente
della resistenza, privo della testa, con una bandoliera ed un Kalashnikov in spalla. Al di sopra del
soldato è riportato un verso del Corano, mentre al di sotto c'è un tributo ai
mujaddin, che vengono descritti come devoti di
Allah. Il testo recita che uomini come questi sacrificheranno i loro averi e
la loro vita per imporre la legge islamica al governo. Questo
progetto di ingegneria sociale riuscì a trasformare
i bambini musulmani in inconsapevoli macchine di morte; molti di essi
sarebbero poi confluiti in Al Qaeda, la rete
terroristica capeggiata da Osama bin Laden. Arriva Bin Laden Bin
Laden, erede della fortuna di un'impresa di costruzioni Saudita, nel 1979 si recò in Afganistan per combattere contro i sovietici ed infine
giunse al vertice di Maktab al-Khidamar,
noto anche con l'acronimo MAK. Fu attraverso questa organizzazione
di facciata che la guerra afgana fu rifornita di denaro, armi e combattenti
dalla CIA. Anche a guerra terminata, bin Laden era in buoni rapporti con la CIA (p. 3): Bin Laden avrebbe in seguito
ricevuto da alcune fazioni del governo tre necessari ausili, elementi
essenziali che avrebbero consentito a lui e ad Al Qaeda di sferrare uno dei peggiori attacchi terroristici
mai concepiti. Gli elementi in questione erano: (1) protezione da parte di
membri assai influenti e ben collocati nel governo; (2) finanziamenti
governativi e (3) addestramento, sempre di matrice governativa. Personaggi in
posizioni di comando erogarono tutto questo senza battere ciglio. Amministrazioni
sia democratiche sia repubblicane protessero bin Laden. Il presidente William Jefferson
Clinton tutelò bin Laden e compagni dalle mani della giustizia in Sudan. Mansoor Ijaz rivelò questa
vicenda sul Los Angeles Tunes
del 5 dicembre 2001 (Ijaz, p, 1): Il presidente Clinton ed il suo team per la sicurezza nazionale
tralasciarono molte opportunità di catturare Osama bin Laden ed i terroristi a lui
legati, Il presidente Bashir, il quale desiderava
che le sanzioni per terrorismo contro il Sudan venissero tolte, offri
l'arresto e l'estradizione di bin Laden, nonché particolareggiate informazioni di
intelligence relative alle reti terroristiche globali allestite dalla Jihad Islamica egiziana, dagli Hezbollah
iraniani e da Hamas in Palestina; fra gli
appartenenti a queste reti vi erano i due dirottatori che pilotarono gli
aerei di linea contro il World Trade Center. Il
silenzio dell'amministrazione Clinton nel replicare
a queste offerte fu assordante. Il Sudan
offrì a Bill Clinton
l'occasione ideale per arrestare bin Laden e per prevenire futuri attacchi terroristici. Gli
Stati Uniti, invece, fecero pressioni sul Sudan affinché lo lasciassero
andare, "nonostante la loro [dei sudanesi] sensazione che in Sudan bin Laden avrebbe
potuto essere controllato meglio che altrove" (pp. 1-2). Bin Laden e la sua allegra
banda di predoni tagliagole e assassini presero la
strada dell'Afganistan (p. 2): Bin
Laden si trasferì in Afganistan.
In Afganistan i Talebani
protessero bin Laden ed
Al Qaeda; questa collaborazione rivela una strana
simmetria. Sia bin Laden
che i Talebani erano poco
più che una creazione della CIA. Al
cittadino medio statunitense i Talebani potevano
apparire come un gruppo di maniaci dalla faccia patibolare, che costituivano un governo illegale di fanatici e niente più
ma quello dei Talebani era un progetto di
intelligence ben coordinato. Un'agenda
governativa segreta Il
governo disponeva di tutti i mezzi necessari per
individuare ed impedire gli attacchi dell'11 settembre. Gli Stati
Uniti dispongono della CIA; del FBI, della National Security Agency, della Defense
Intelligence Agency, del National
Reconnaissance Office, del
Secret Service e di una schiera di altre agenzie di
intelligence e per la sicurezza. Le
agenzie in questione utilizzano Echelon, che
controlla la maggior parte delle comunicazioni
elettroniche mondiali; Carnivore, che intercetta la posta elettronica;
Tempest, una tecnologia che è in grado di
leggere lo schermo di un computer
alla distanza di oltre un isolato; i satelliti Keyhole,
che hanno una risoluzione di quattro pollici; più altre tecnologie di
spionaggio, della maggior parte delle quali con tutta probabilità non
sappiamo nulla. Nel 2001
gli Stati Uniti hanno speso 30 miliardi di dollari per la raccolta di informazioni di intelligence ed altri 12 miliardi per
l'antiterrorismo. Alla luce
di tutte queste ed altre risorse, noi dovremmo
credere che il governo non abbia avuto il minimo sentore del fatto che i
terroristi stavano progettando di attaccare gli Stati Uniti, tantomeno dirottare degli aerei e condurli a schiantarsi
su obiettivi così importanti? Dopo aver esaminato i fatti, bisogna prendere in
considerazione una ben più sinistra possibilità: che determinate fazioni
all'interno del governo degli Stati Uniti abbiano creato la minaccia bin Laden ed abbiano in realtà
auspicato gli attacchi. Moran nel suo articolo dal titolo
"Bin Laden Comes Home to Roost" rivela delle
prove in base alle quali l'Agenzia può aver equipaggiato la rete di bin Laden per scopi diversi da
quello di combattere i sovietici: La CIA, verso la metà degli anni '80 disponeva di riscontri schiaccianti della sempre più grave
crisi dell'infrastruttura dell'Unione Sovietica. La CIA, così come
riconosciuto nel 1992 dal suo vicedirettore Robert Gates nel corso di un interrogatorio congressuale, aveva
deciso di tenere nascoste quelle prove al presidente Reagan
ed ai suoi principali consiglieri e, nel rapporto annuale sulla "Potenza
Militare Sovietica", sino al 1990 continuò
invece ad ingrandire esageratamente le capacità tecnologiche e militari
sovietiche. A questo
punto si pone un interrogativo"inquietante; Dato l'incombente collasso
dell'Unione Sovietica e l'inesorabile fine del comunismo, il coinvolgimento di
bin Laden nella crociata
contro i sovietici sembra illogico o, più concisamente, irrilevante.
Tuttavia, nonostante la assiomatica obsolescenza
della sua campagna anticomunista, bin Laden continua a ricevere finanziamenti; poiché tali
finanziamenti non costituivano un investimento per la guerra in atto contro i
sovietici, ci devono essere state ulteriori motivazioni per tenere in piedi
la rete di bin Laden. Qual era
la reale agenda che spinse la CIA a sostenere quello che in seguito sarebbe
diventato un Frankenstein internazionale? Forse la
risposta a tale quesito si trova in The Third Option, libro scritto da Theodore
Shackley, ex vicedirettore associato delle
operazioni della CIA (p. 17): Funzionari di grado elevato dell'intelligence
come il sottoscritto, esperti in operazioni paramilitari, hanno sempre
insistito sul fatto che gli Stati Uniti dovessero prendere in considerazione
anche la terza opzione: l'utilizzo della guerriglia,
di tecniche antinsurrezione e di azioni coperte per
il conseguimento di fini politici... È possibile che gli attacchi dell'11
settembre costituiscano una concreta attuazione della terza opzione di Shackley; i legami di bin Laden con la comunità dell'intelligence rafforzano
sicuramente questa tesi. Al Qaeda e bin Laden erano forse
considerati come una componente della terza opzione,
volta ad agevolare cambiamenti politici e sociali negli Stati Uniti? Prendete
in esame una conversazione che ebbe luogo fra l'ex agente della DEA Michael Levine ed un agente
della CIA, la quale suggerisce che la CIA sia pronta e incline ad utilizzare
la terza opzione sul territorio nazionale. Il
colloquio è riportato in The Triangle of Death (Levine, p. 353): "
Non capisci che all'interno del tuo governo esistono delle fazioni che
vogliono che tutto questo accada - una situazione di emergenza
troppo critica per essere gestita da un governo costituzionale." "A
che scopo?" chiesi. "Una
sospensione della costituzione, ovviamente. La legislazione è già in vigore.
Tutto perfettamente legale." Il
terrorismo all'interno degli Stati Uniti è uno dei metodi impiegati per
determinare i cambiamenti auspicati dall'amico della CIA di Levine. Tale fenomeno ha fornito un pretesto per
l'introduzione di leggi e di misure draconiane precedentemente
impensabili. Il deputato Henry Gonzalez
ha riconosciuto questo aspetto con il seguente
commento (Cuddy,p.l64): La
realtà della questione è che sono in vigore questi provvedimenti di sostegno
e che, col pretesto di bloccare il terrorismo, tramite i piani di emergenza legali sarebbe possibile arrestare, fare
appello all'esercito, incarcerare cittadini statunitensi e tenerli rinchiusi
in campi di detenzione. Aggiungete alla lista dei "piani di emergenza
legali" il Patriot Act, legge approvata
come risposta agli attacchi dell'11 settembre. Secondo il redattore del Washington Post Jim McGee (pp 1-2) la legge in
questione: ...conferisce al governo il potere di alterare lo scopo primario
dell'FBI, cioè quello di occuparsi dei crimini, in quello di gestire la
raccolta di informazioni sul piano interno. Il Patriot Act
è destinato a trasformare gli Stati Uniti in una società sotto sorveglianza.
La prassi delle intercettazioni telefoniche si è estesa sino ad invadere la
privacy di una più ampia porzione della popolazione. In nome della lotta al
terrorismo, gli indiscreti occhi del governo sono ora in grado di sorvegliare
coloro che sono semplicemente ritenuti
"sospetti". I legami
fra la famiglia Bush e la famiglia bin Laden In un
articolo apparso sul Daily di Londra, Peter Allen rileva una
connessione fra George W.
Bush e Salem bin Laden, fratello di Osama (pp. 1-2): Incredibilmente Salem è giunto ad essere
socio d'affari dell'uomo che sta dirigendo la caccia a suo fratello. Negli
anni '70, Salem e George W.
Bush furono i fondatori della compagnia petrolifera
Arbusto Energy
proprio in Texas, lo stato di provenienza di Mr. Bush.
Il legame
fra la famiglia Bush e quella dei bin Laden non finisce con la Arbusto Energy. Greg Palast, nel corso del
programma della BBC Newsnight, ha affermato (p. 5):
Il giovane George ricevette dei compensi anche in qualità di direttore di una poco nota società privata,
consociata della Carlyle Corporation,
la quale, divenne uno dei massimi appaltatori statunitensi per la difesa;
anche Bush padre è un consulente stipendiato. Ciò
che diventò maggiormente imbarazzante fu la rivelazione che i bin Laden avevano una
compartecipazione nella Carlyle, liquidata proprio
all'indomani dell'l1 settembre. Questi
legami affaristici potrebbero spiegare il motivo per cui
l'amministrazione Bush frustrò i tentativi dell'FBI
di svolgere indagini su Abdullah e Ornar bin Laden, indagini che
avrebbero potuto dimostrare che Osama non era
affatto la "pecora nera" della famiglia, bensì che in realtà il
terrorismo era l'ambito affaristico della famiglia bin
Laden. Tutto questo avrebbe associato la famiglia Bush ai terroristi, cosa che l'attuale presidente non
poteva permettere che accadesse. A
proposito dell' Autore: Paul
D. Collins studia da circa undici anni la storia
soppressa e le oscure correnti sotterranee delle dinamiche
politiche mondiali. Nel 1999 ha conseguito il Diploma in Arti e Scienze e ben
presto sarà laureato in Comunicazione e Scienze Politiche complementari. Il
libro di Paul, The Hidden Face of Terrorism: The Dark Side of Social Engineering |
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