IL VOLTO NASCOSTO DEL TERRORISMO
pubblicato il 11/05/2004

Quello che segue è un brano tratto da The Hidden Face of Terrorism: The Dark Side of Social,

Il terrorismo non nasce per caso ma, come si può desumere dalla creazione dell'organizzazione Al-Qaeda di Osama bin Laden, viene generalmente appoggiato dallo stato per soddisfare le richieste di una potente élite.

In genere, nel nostro mondo moderno le verità scomode vengono scartate in cambio di invenzioni. Una di queste invenzioni è la concezione che i terroristi siano dissidenti diseredati, i quali ricavano in modo indipendente i finanziamenti e le risorse necessarie ai loro efferati crimini. Tale assunto sembra essere l'opinione comune dell'ortodossia accademica, un'opinione che gli arbitri del paradigma nazionale dominante promulgano con tale vigore che ben pochi riescono ad identificare gli oscuri personaggi che si ritrovano a trarre profitti dagli atti terroristici.

Per comprendere il terrorismo, bisogna abbandonare la concezione che lo definisce arbitrariamente come "il ricorso alla violenza o alla minaccia di violenza da parte di un gruppo che cerca di ottenere un risultato in opposizione alle autorità costituite" (Adler, Mueller & Laufer, p. 309). Nel novembre del 1989 lo psicologo sociale Padre Ignacio Martìn-Barò fornì una definizione assai precisa del terrorismo innanzitutto la più rilevante forma di terrorismo è, di gran lunga, il terrorismo di Stato - cioè "terrorizzare complessivamente la popolazione tramite azioni sistematiche eseguite dalle forze dello Stato stesso". In secondo luogo, questo tipo di terrorismo costituisce parte essenziale di un "progetto socio-politico imposto dal governo" finalizzato a soddisfare le prerogative dei privilegiati.

Nel corso della storia il terrorismo ha per la maggior parte trovato i suoi patrocinatori nei sacri uffici della burocrazia, in quell'entità nota con il nome di governo. Il terrorismo è un sostituto della guerra, uno stato di crisi confezionato e volto ad indurre un cambiamento sociale, i cui combattenti, più o meno consapevolmente, muovono guerra per conto di poteri superiori che hanno agende superiori. Il terrorismo serve sempre le ambizioni di qualcun altro, sia che i suoi aderenti ne siano conoscenza oppure che non lo siano affatto.

Michael Rivero, nel suo articolo dal titolo "Fake terror: The Road to Dictatorship", sostiene che esso è "il più antico stratagemma della storia, e risale ai tempi degli antichi Romani: creare il nemico di cui si ha bisogno" (p. 1). La strategia è alquanto semplice: determinati individui creano una crisi in modo da poter fare ricorso alla soluzione desiderata.

Esistono recenti e moderni esempi del terrorismo patrocinato dallo stato? Malauguratamente la risposta a tale quesito sembra essere "Sì".

Operazione Northwoods

Il primo esempio risale al 1962. Il capo di stato maggiore interforze Lyman L. Lemnitzer ed i suoi colleghi volevano rimuovere Castro da Cuba con una guerra palese. Secondo James Bamford, ex produttore investigativo di Washington per la ABC, lo stato maggiore interforze progettò di allestire varie azioni terroristiche allo scopo di provocare una guerra (p. 82): lo stato maggiore interforze approntò ed approvò dei piani per quello che potrebbe essere il progetto più immorale mai ideato dal governo statunitense. In nome dell'anticomunismo, proposero di iniziare una segreta e sanguinosa campagna terroristica contro la loro stessa nazione, con lo scopo di ingannare la cittadinanza statunitense per indurla ad appoggiare una mal concepita guerra che intendevano muovere contro Cuba.

Il progetto, nome in codice Operazione Northwoods, che aveva ottenuto l'autorizzazione scritta del capo di stato maggiore, prevedeva che nelle strade statunitensi venissero uccise persone innocenti; che i natanti che trasportavano i profughi in fuga da Cuba venissero affondati in alto mare; che a Washington, DC, Miami ed altrove venisse scatenata una violenta ondata di atti terroristici. Delle persone sarebbero state accusate di attentati che non avevano commesso, aerei sarebbero stati dirottati e, utilizzando prove fasulle, la responsabilità di tutto questo sarebbe stata addossata a Castro, fornendo così a Lemnitzer ed alla sua cricca il pretesto, nonché il sostegno dell'opinione pubblica ed internazionale, per scatenare la loro guerra. L'Operazione Northwoods avrebbe fatto anche ricorso a precedenti storici, ispirandosi all'esplosione avvenuta nel 1898 a bordo della nave da battaglia Maine (p. 84): "Potremmo far esplodere una nave statunitense nella Guantanamo Bay ed incolpare Cuba", proposero; "l'elenco delle vittime riportato sui quotidiani statunitensi determinerebbe un'utile ondata di indignazione nazionale."

Il tentativo di creare una minaccia terroristica cubana rende chiaro che il governo statunitense non si fa certo scrupoli ad utilizzare il terrorismo di Stato per conseguire i propri fini.

Imperialismo statunitense e minaccia terroristica

Attualmente gli Stati Uniti si trovano nel bel mezzo di un turbolento conflitto a causa degli attacchi terroristici dell'Il settembre contro il Pentagono ed il World Trade Center. Molti individui si sono chiesti come mai il governo statunitense non si sia attivato per fermare bin Laden ed Al Qaeda.

La storia della famigerata rete terroristica di Al Qaeda ha inizio con Zbigniew Brzezinski, consigliere per la sicurezza nazionale del presidente Carter.

Nel suo libro dal titolo The Grand Chessboard: American Primacy and Geostrategic Objectives, Brzezinski illustra ai lettori le motivazioni a monte della creazione di una minaccia terroristica. Egli inizia così (p. xii): La sconfitta ed il collasso dell'Unione Sovietica ha rappresentato l'ultimo gradino della rapida ascesa della grande potenza dell'emisfero occidentale, gli Stati Uniti, come unica e sicuramente prima vera potenza globale...

Brzezinski celebra il fatto che gli Stati Uniti si stiano trasformando in un impero mondiale. Egli, ad ogni modo, individua una precisa minaccia per l'ascesa degli Stati Uniti alla posizione di unica potenza globale: "L'atteggiamento della cittadinanza statunitense riguardo alla proiezione esterna del potere degli Stati Uniti è stato molto più che ambivalente" (p. 24). Evidentemente, l'avversione della popolazione nei confronti di politiche imperialistiche, rappresenta un ostacolo all'espansione dell'impero. Fino a questo momento, un numero sufficiente di patrioti sa che nessuno fra i "Documenti della Libertà" (vale a dire la Costituzione, la Dichiarazione dei Diritti del cittadino, etc.) fa concessioni all'arbitraria estensione dell'autorità statunitense tramite brutali spedizioni militari. Si presume che gli Stati Uniti, in quanto essi stessi nazione sovrana, rispettino l'autonomia di altri paesi e non intraprendano campagne militari a meno che non siano minacciati. Tuttavia Brzezinski ritiene che l'adesione a tali principi potrebbe provocare un sovvertimento sociale planetario (p. 30): L'isolamento volontario degli Stati Uniti dal mondo, oppure l'improvvisa emergenza di un valido rivale, determinerebbe una consistente instabilità internazionale. Provocherebbe l'anarchia globale. Secondo la visione del mondo di Brzezinski, coloro che prediligono le libertà individuali e la sovranità della propria nazione rappresentano le "forze del disordine globale"; queste forze devono essere sconfitte oppure provocheranno immancabilmente l'apocalisse - quindi l'opinione pubblica dev'essere manipolata. Brzezinski cita un esempio storico assai interessante (p. 25): L'opinione pubblica ha appoggiato l'impegno degli Stati uniti nella Seconda Guerra Mondiale in gran parte a causa dell'effetto sconvolgente dell'attacco giapponese a Pearl Harbor. Il consenso della massa potrebbe essere agevolato da un trauma di massa. Di fatto, l'elaborazione del consenso diffuso è un elemento essenziale per la realizzazione della politica estera di Brzezinski; Una minaccia immediatamente utilizzabile, genuina o indotta che sia, è la soluzione.

Brzezinski diede inizio alla costruzione di questa "minaccia esterna diretta" anni prima della stesura di The Grand Chessboard. Nel corso di un'intervista per la rivista francese Le Nouvel Observateur, l'ex consigliere per la sicurezza nazionale rese una sbalorditiva confessione che cambierà per sempre gli annali della storia (Blum, p. 1):

Domanda: L'ex direttore della CIA, Robert Gates, nelle sue memorie [From the Shadows] ha affermato che i servizi segreti statunitensi iniziarono a sostenere i mujaiddin in Afganistan sei mesi prima dell'intervento sovietico. In quel periodo lei era consigliere per la sicurezza nazionale del presidente Carter e, di conseguenza, ha ,avuto un ruolo nella vicenda. È esatto?

Brzezinski: Sì. Secondo la versione, ufficiale, il sostegno della CIA ai mujaiddin ebbe inizio durante il 1980, ovvero dopo il 24 dicembre 1979, data in cui l'Unione Sovietica invase L'Afghanistan. Tuttavia la realtà, mantenuta segreta sinora, è del tutto differente. Il 3 luglio del 1979 il presidente Carter firmò la prima direttiva riguardo agli aiuti segreti destinati agli oppositori del regime filosovietico di Kabul. Proprio quel giorno, io scrissi al presidente una nota nella quale gli spiegavo che a mio avviso tale sostegno avrebbe provocato un intervento militare sovietico.

Domanda: Nonostante il rischio, lei è stato un sostenitore di questa azione coperta. Forse desiderava lei stesso l'entrata in guerra dei sovietici ed ha provveduto a provocarla?

Brzezinski: Le cose non stanno esattamente così Non abbiamo spinto i russi ad intervenire, ma abbiamo deliberatamente aumentato le probabilità in tal senso.

Rieducazione e creazione dei Talebani

Dopo aver incoraggiato i sovietici ad invadere l'Afganistan (cosa che ha dato il colpo finale all'URSS provocandone il collasso economico n.d.r.), Brzezinski aveva ora il pretesto per radicalizzare ed armare una popolazione che in futuro sarebbe stata usata come "minaccia esterna diretta" nei confronti degli Stati Uniti. Parte del processo di radicalizzazione comprendeva il lavaggio del cervello dei bambini, camuffato sotto forma di educazione. Joe Stephens e David. B. Ottaway del Washington Post riferiscono (pp. 1- 2): Alla fine della Guerra Fredda, come parte delle attività coperte tese a spronare la resistenza all'occupazione sovietica, gli Stati Uniti investirono milioni di dollari allo scopo di fornire agli scolari afgani libri di testo corredati da violente immagini ed insegnamenti dei militanti islamisti. Da allora i "Manuali", pieni di discorsi sulla jihad e corredati da figure di armi, proiettili, soldati e mine, hanno costituito il nucleo curricolare del sistema scolastico afgano. Persino i Talebani utilizzarono i testi prodotti dagli statunitensi.I libri di testo furono elaborati agli inizi degli anni '80 grazie ad una sovvenzione assegnata dall'AID [Agenzia per lo Sviluppo Internazionale] alla University of Nebraska-Omaha ed al suo Centro Studi Afgani. Dal 1984 al 1994 l'agenzia investì 51 milioni di dollari nei programmi educativi dell'università in Afganistan. Essi riconobbero che all'epoca alimentare l'odio nei confronti degli invasori stranieri corrispondeva anche agli interessi, degli Stati Uniti. Gli estensori dell'articolo del Washington Post proseguono fornendo un esempio specifico del materiale, a dir poco aberrante (pp. 5-6): Una pagina tratta dai libri di testo di quel periodo raffigura un combattente della resistenza, privo della testa, con una bandoliera ed un Kalashnikov in spalla. Al di sopra del soldato è riportato un verso del Corano, mentre al di sotto c'è un tributo ai mujaddin, che vengono descritti come devoti di Allah. Il testo recita che uomini come questi sacrificheranno i loro averi e la loro vita per imporre la legge islamica al governo.

Questo progetto di ingegneria sociale riuscì a trasformare i bambini musulmani in inconsapevoli macchine di morte; molti di essi sarebbero poi confluiti in Al Qaeda, la rete terroristica capeggiata da Osama bin Laden.

 

Arriva Bin Laden

Bin Laden, erede della fortuna di un'impresa di costruzioni Saudita, nel 1979 si recò in Afganistan per combattere contro i sovietici ed infine giunse al vertice di Maktab al-Khidamar, noto anche con l'acronimo MAK. Fu attraverso questa organizzazione di facciata che la guerra afgana fu rifornita di denaro, armi e combattenti dalla CIA. Anche a guerra terminata, bin Laden era in buoni rapporti con la CIA (p. 3): Bin Laden avrebbe in seguito ricevuto da alcune fazioni del governo tre necessari ausili, elementi essenziali che avrebbero consentito a lui e ad Al Qaeda di sferrare uno dei peggiori attacchi terroristici mai concepiti. Gli elementi in questione erano: (1) protezione da parte di membri assai influenti e ben collocati nel governo; (2) finanziamenti governativi e (3) addestramento, sempre di matrice governativa. Personaggi in posizioni di comando erogarono tutto questo senza battere ciglio.

Amministrazioni sia democratiche sia repubblicane protessero bin Laden. Il presidente William Jefferson Clinton tutelò bin Laden e compagni dalle mani della giustizia in Sudan. Mansoor Ijaz rivelò questa vicenda sul Los Angeles Tunes del 5 dicembre 2001 (Ijaz, p, 1): Il presidente Clinton ed il suo team per la sicurezza nazionale tralasciarono molte opportunità di catturare Osama bin Laden ed i terroristi a lui legati, Il presidente Bashir, il quale desiderava che le sanzioni per terrorismo contro il Sudan venissero tolte, offri l'arresto e l'estradizione di bin Laden, nonché particolareggiate informazioni di intelligence relative alle reti terroristiche globali allestite dalla Jihad Islamica egiziana, dagli Hezbollah iraniani e da Hamas in Palestina; fra gli appartenenti a queste reti vi erano i due dirottatori che pilotarono gli aerei di linea contro il World Trade Center. Il silenzio dell'amministrazione Clinton nel replicare a queste offerte fu assordante.

Il Sudan offrì a Bill Clinton l'occasione ideale per arrestare bin Laden e per prevenire futuri attacchi terroristici. Gli Stati Uniti, invece, fecero pressioni sul Sudan affinché lo lasciassero andare, "nonostante la loro [dei sudanesi] sensazione che in Sudan bin Laden avrebbe potuto essere controllato meglio che altrove" (pp. 1-2). Bin Laden e la sua allegra banda di predoni tagliagole e assassini presero la strada dell'Afganistan (p. 2): Bin Laden si trasferì in Afganistan. In Afganistan i Talebani protessero bin Laden ed Al Qaeda; questa collaborazione rivela una strana simmetria. Sia bin Laden che i Talebani erano poco più che una creazione della CIA.

Al cittadino medio statunitense i Talebani potevano apparire come un gruppo di maniaci dalla faccia patibolare, che costituivano un governo illegale di fanatici e niente più ma quello dei Talebani era un progetto di intelligence ben coordinato.

Un'agenda governativa segreta

Il governo disponeva di tutti i mezzi necessari per individuare ed impedire gli attacchi dell'11 settembre.

Gli Stati Uniti dispongono della CIA; del FBI, della National Security Agency, della Defense Intelligence Agency, del National Reconnaissance Office, del Secret Service e di una schiera di altre agenzie di intelligence e per la sicurezza.

Le agenzie in questione utilizzano Echelon, che controlla la maggior parte delle comunicazioni elettroniche mondiali; Carnivore, che intercetta la posta elettronica; Tempest, una tecnologia che è in grado di leggere lo schermo di un computer alla distanza di oltre un isolato; i satelliti Keyhole, che hanno una risoluzione di quattro pollici; più altre tecnologie di spionaggio, della maggior parte delle quali con tutta probabilità non sappiamo nulla.

Nel 2001 gli Stati Uniti hanno speso 30 miliardi di dollari per la raccolta di informazioni di intelligence ed altri 12 miliardi per l'antiterrorismo.

Alla luce di tutte queste ed altre risorse, noi dovremmo credere che il governo non abbia avuto il minimo sentore del fatto che i terroristi stavano progettando di attaccare gli Stati Uniti, tantomeno dirottare degli aerei e condurli a schiantarsi su obiettivi così importanti?

Dopo aver esaminato i fatti, bisogna prendere in considerazione una ben più sinistra possibilità: che determinate fazioni all'interno del governo degli Stati Uniti abbiano creato la minaccia bin Laden ed abbiano in realtà auspicato gli attacchi. Moran nel suo articolo dal titolo "Bin Laden Comes Home to Roost" rivela delle prove in base alle quali l'Agenzia può aver equipaggiato la rete di bin Laden per scopi diversi da quello di combattere i sovietici: La CIA, verso la metà degli anni '80 disponeva di riscontri schiaccianti della sempre più grave crisi dell'infrastruttura dell'Unione Sovietica. La CIA, così come riconosciuto nel 1992 dal suo vicedirettore Robert Gates nel corso di un interrogatorio congressuale, aveva deciso di tenere nascoste quelle prove al presidente Reagan ed ai suoi principali consiglieri e, nel rapporto annuale sulla "Potenza Militare Sovietica", sino al 1990 continuò invece ad ingrandire esageratamente le capacità tecnologiche e militari sovietiche.

A questo punto si pone un interrogativo"inquietante; Dato l'incombente collasso dell'Unione Sovietica e l'inesorabile fine del comunismo, il coinvolgimento di bin Laden nella crociata contro i sovietici sembra illogico o, più concisamente, irrilevante. Tuttavia, nonostante la assiomatica obsolescenza della sua campagna anticomunista, bin Laden continua a ricevere finanziamenti; poiché tali finanziamenti non costituivano un investimento per la guerra in atto contro i sovietici, ci devono essere state ulteriori motivazioni per tenere in piedi la rete di bin Laden.

Qual era la reale agenda che spinse la CIA a sostenere quello che in seguito sarebbe diventato un Frankenstein internazionale? Forse la risposta a tale quesito si trova in The Third Option, libro scritto da Theodore Shackley, ex vicedirettore associato delle operazioni della CIA (p. 17): Funzionari di grado elevato dell'intelligence come il sottoscritto, esperti in operazioni paramilitari, hanno sempre insistito sul fatto che gli Stati Uniti dovessero prendere in considerazione anche la terza opzione: l'utilizzo della guerriglia, di tecniche antinsurrezione e di azioni coperte per il conseguimento di fini politici... È possibile che gli attacchi dell'11 settembre costituiscano una concreta attuazione della terza opzione di Shackley; i legami di bin Laden con la comunità dell'intelligence rafforzano sicuramente questa tesi. Al Qaeda e bin Laden erano forse considerati come una componente della terza opzione, volta ad agevolare cambiamenti politici e sociali negli Stati Uniti?

Prendete in esame una conversazione che ebbe luogo fra l'ex agente della DEA Michael Levine ed un agente della CIA, la quale suggerisce che la CIA sia pronta e incline ad utilizzare la terza opzione sul territorio nazionale. Il colloquio è riportato in The Triangle of Death (Levine, p. 353):

" Non capisci che all'interno del tuo governo esistono delle fazioni che vogliono che tutto questo accada - una situazione di emergenza troppo critica per essere gestita da un governo costituzionale."

"A che scopo?" chiesi.

"Una sospensione della costituzione, ovviamente. La legislazione è già in vigore. Tutto perfettamente legale."

Il terrorismo all'interno degli Stati Uniti è uno dei metodi impiegati per determinare i cambiamenti auspicati dall'amico della CIA di Levine. Tale fenomeno ha fornito un pretesto per l'introduzione di leggi e di misure draconiane precedentemente impensabili. Il deputato Henry Gonzalez ha riconosciuto questo aspetto con il seguente commento (Cuddy,p.l64):

La realtà della questione è che sono in vigore questi provvedimenti di sostegno e che, col pretesto di bloccare il terrorismo, tramite i piani di emergenza legali sarebbe possibile arrestare, fare appello all'esercito, incarcerare cittadini statunitensi e tenerli rinchiusi in campi di detenzione. Aggiungete alla lista dei "piani di emergenza legali" il Patriot Act, legge approvata come risposta agli attacchi dell'11 settembre. Secondo il redattore del Washington Post Jim McGee (pp 1-2) la legge in questione: ...conferisce al governo il potere di alterare lo scopo primario dell'FBI, cioè quello di occuparsi dei crimini, in quello di gestire la raccolta di informazioni sul piano interno. Il Patriot Act è destinato a trasformare gli Stati Uniti in una società sotto sorveglianza. La prassi delle intercettazioni telefoniche si è estesa sino ad invadere la privacy di una più ampia porzione della popolazione. In nome della lotta al terrorismo, gli indiscreti occhi del governo sono ora in grado di sorvegliare coloro che sono semplicemente ritenuti "sospetti".

I legami fra la famiglia Bush e la famiglia bin Laden

In un articolo apparso sul Daily di Londra, Peter Allen rileva una connessione fra George W. Bush e Salem bin Laden, fratello di Osama (pp. 1-2): Incredibilmente Salem è giunto ad essere socio d'affari dell'uomo che sta dirigendo la caccia a suo fratello. Negli anni '70, Salem e George W. Bush furono i fondatori della compagnia petrolifera Arbusto Energy proprio in Texas, lo stato di provenienza di Mr. Bush.

Il legame fra la famiglia Bush e quella dei bin Laden non finisce con la Arbusto Energy. Greg Palast, nel corso del programma della BBC Newsnight, ha affermato (p. 5): Il giovane George ricevette dei compensi anche in qualità di direttore di una poco nota società privata, consociata della Carlyle Corporation, la quale, divenne uno dei massimi appaltatori statunitensi per la difesa; anche Bush padre è un consulente stipendiato. Ciò che diventò maggiormente imbarazzante fu la rivelazione che i bin Laden avevano una compartecipazione nella Carlyle, liquidata proprio all'indomani dell'l1 settembre.

Questi legami affaristici potrebbero spiegare il motivo per cui l'amministrazione Bush frustrò i tentativi dell'FBI di svolgere indagini su Abdullah e Ornar bin Laden, indagini che avrebbero potuto dimostrare che Osama non era affatto la "pecora nera" della famiglia, bensì che in realtà il terrorismo era l'ambito affaristico della famiglia bin Laden. Tutto questo avrebbe associato la famiglia Bush ai terroristi, cosa che l'attuale presidente non poteva permettere che accadesse.

A proposito dell' Autore:

Paul D. Collins studia da circa undici anni la storia soppressa e le oscure correnti sotterranee delle dinamiche politiche mondiali. Nel 1999 ha conseguito il Diploma in Arti e Scienze e ben presto sarà laureato in Comunicazione e Scienze Politiche complementari. Il libro di Paul, The Hidden Face of Terrorism: The Dark Side of Social Engineering