“LA MEMORIA CONDIVISA”: GIORNATA DEDICATA ALLA MEMORIA DEL GENOCIDIO DEI TUTSI IN RWANDA
Il genocidio del Ruanda fu uno dei più sanguinosi episodi della storia del XX secolo. Dal 6 aprile alla metà di luglio del 1994, per circa 100 giorni, vennero massacrate sistematicamente (a colpi di, machete e bastoni chiodati) una quantità di persone stimata tra le 800.000 e 1.071.000 unità.
Nell’estate del 1994, in Ruanda si consumava una delle più grandi
tragedie della storia moderna: nel giro di tre mesi, tra il 6 aprile e il 19 luglio 1994, un milione di cittadini Tutsi e Hutu moderati venivano trucidati dagli estremisti appartenenti alla maggioranza Hutu.Un omicidio ogni dieci secondi avveniva sotto gli occhi indifferenti della comunità internazionale che ignorò le invocazioni d’aiuto del Generale Dallaire, comandante della missione di pace dell’Onu.
Se il Rwanda non fosse stato abbandonato, se la viltà e gli interessi politici ed economici non avessero avuto l'ultima parola, se si fosse inviato un contingente militare adeguato e determinato non avremmo macchiato la nostra storia di un altro grande e orribile genocidio:
Uno fra i tanti, troppi, che hanno gettato per sempre la nostra presuntuosa epoca nella vergogna e nel disonore
Nonostante i diversi rapporti presentati alla Commissione per i Diritti Umani dell'ONU, il Consiglio di Sicurezza, a causa del veto USA, non riconosce il genocidio in Ruanda.
Inoltre, diversi paesi occidentali mandarono dei contingenti con l'unico scopo di salvare i propri cittadini.
Fra questi spiccano il Belgio e la Francia; quest'ultima non solo non volle fermare i massacri (negli anni precedenti aveva armato e addestrato le FAR), ma anzi fiancheggiò le milizie Hutu in ritirata dopo l'arrivo del FPR (tutsi).
Gli USA parlarono di "atti di genocidio" il 10 giugno 1994 (dopo 2 mesi); tale atteggiamento attendista è da mettere in relazione con la memoria ancora viva dei soldati americani massacrati nella Battaglia di Mogadiscio appena cinque mesi prima (3 ottobre 1993).
Fatto da non trascurare, e che spesso viene tralasciato, è la posizione di Mitterrand e della Francia, che prima appoggiò i Tutsi per poi spingere gli Hutu alla rivolta (il comando più violento del genocidio ruandese, gli Interahamwe, voluto dal clan Habyarimana,furono addestrate dall'esercito ruandese,e anche da soldati francesi).